L'€conomista

Beatrice Telesio Di Toritto

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Per anni l’economia circolare è stata raccontata soprattutto come una politica ambientale. Oggi, però, la crescente competizione globale sulle materie prime critiche la sta trasformando in qualcosa di diverso: una questione industriale. Perché mentre la transizione energetica accelera e l’intelligenza artificiale aumenta la domanda di risorse strategiche, il tema non è più soltanto ridurre gli sprechi ma costruire nuove filiere capaci di garantire approvvigionamenti, tecnologia e competitività. Intervenendo ai microfoni di URANIA News a margine del Festival dell’Energia di Lecce, Laura D’Aprile, Capo Dipartimento per lo Sviluppo Sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha indicato proprio nelle materie prime critiche uno dei terreni su cui si giocherà una parte della competitività europea dei prossimi anni.

«L’Italia è uno dei campioni europei per l’economia circolare perché tradizionalmente siamo poveri di materie prime e quindi abbiamo dovuto fare anche a livello industriale di necessità virtù», osserva D’Aprile. Una caratteristica che oggi assume un valore diverso. Le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale richiedono infatti quantità crescenti di terre rare e materie prime critiche, rendendo sempre più strategica la capacità di recuperare e reimmettere queste risorse nei processi produttivi. È in questo contesto che l’economia circolare smette di essere soltanto una politica di gestione dei rifiuti e diventa uno strumento di approvvigionamento industriale. «Le nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale e quanto ad essa collegato hanno bisogno di materie prime critiche e di terre rare», spiega D’Aprile, sottolineando la necessità di sviluppare nuove filiere dedicate proprio al recupero di questi materiali. La direzione è la stessa seguita dall’Unione europea. La Commissione ha infatti avviato programmi di finanziamento destinati a progetti e impianti per le materie prime critiche. Un segnale significativo arriva dall’ultima tornata di approvazioni: dei sette progetti europei presentati dall’Italia, sei riguardano il riciclo. Un dato che conferma come il recupero delle risorse sia ormai parte integrante delle strategie industriali europee.