L’economia circolare europea è ormai entrata stabilmente nel cuore delle politiche industriali e ambientali dell’Ue – il Competitiveness Compass, il Clean Industrial Deal e il prossimo Circular Economy Act lo confermano – ma continua a procedere troppo lentamente. Per accelerare davvero la transizione non basta migliorare il riciclo o la gestione dei rifiuti: occorre spostare il baricentro verso la progettazione dei prodotti, i modelli di consumo, la riduzione dell’uso di materiali e il benessere delle persone. È il messaggio che emerge dal nuovo rapporto dell’Hot or Cool Institute, Towards a Circular Wellbeing Economy.

La circolarità è oggi considerata uno strumento strategico per rafforzare la sicurezza delle risorse, ridurre la dipendenza dalle materie prime importate, trattenere valore e posti di lavoro in Europa e diminuire le pressioni ambientali. Ma nel 2024 il tasso europeo di uso circolare dei materiali (Cmu) si è fermato al 12,2%, lontano dall’obiettivo del 22,4% fissato per il 2030; in altre parole, l’Europa non raggiungerà i target 2030 dell’economia circolare limitandosi a ottimizzare il fine vita dei prodotti. E lungo lo Stivale non va molto meglio. Il dato sul Cmu calcolato da Eurostat ci pone tra i primi della classe – quello italiano è 21,6% contro la citata media Ue del 12,2% – ma è solo in parte uno specchio fedele della realtà: come spiegato su queste colonne da Andrea Sbandati e messo in evidenza da un recente rapporto Assoambiente, il tasso di circolarità misura quanta parte dei complessivi flussi di materia impiegati dal nostro sistema economico – in totale oltre 500 mln di tonnellate di materie prime l’anno – provengono dal riciclo dei rifiuti (urbani e speciali), ma lo fa considerando nei flussi di materia anche i combustibili fossili usati (che non possono per natura essere riciclati, ma solo bruciati) e il materiale stoccato in manufatti e beni (come opere, edifici, prodotti): per questo motivo le percentuali risultano così basse: in altre parole, se anche riciclassimo il 100% dei rifiuti, in Italia probabilmente non supereremmo il 25% come tasso di circolarità. Per aumentare ancora il tasso di circolarità non basta riciclare di più (numeratore della formula), occorre consumare in assoluto meno risorse (denominatore della formula).