L'appello al sindaco dopo la messa al bando di Keshet Italia e Europe Firmano anche il figlio della Segre, Carfagna, Pascale e Parenzo

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Una manifestazione nata contro le discriminazioni e contro il razzismo. Pensata per esaltare la libertà di espressione. E che oggi si trova a bandire, a mettere all’indice la comunità ebraica, associata (erroneamente) alle decisioni prese dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Il Roma Pride «dopo un incontro con i rappresentanti di Keshet Italia e Keshet Europe, organizzazioni lgbtqia+ ebraiche, ritiene che non vi siano le condizioni per la partecipazione di un loro carro in parata». Una vicenda agghiacciante, raccontata dal nostro quotidiano la scorsa settimana. Una storia che lascia basiti, soprattutto per la motivazione addotta. «La bussola di una manifestazione politica è il suo documento e nel nostro la posizione del Roma Pride sul genocidio in corso a Gaza ad opera dello Stato di Israele è chiara». Una scelta che ha indignato l’intera comunità ebraica italiana, ma anche tanti liberi pensatori. Tanto che una rete di esponenti della società civile ha inviato ieri una lettera al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per esprimere preoccupazione in merito all’esclusione di Keshet Italia dal Roma Pride con un proprio carro. Oltre mille i firmatari dell’appello che denunciano il rischio che questa decisione si traduca in una forma di «discriminazione indiretta e in un concreto pericolo per l’incolumità dei partecipanti».