Le bandiere arcobaleno domani sfileranno per circa 3 chilometri. Ma i segnali di pace sembrano di gran lunga più distanti: la comunità ebraica non parteciperà al Pride. «Autorizza l’uso di termini che mettono a rischio di aggressioni», spiega il direttore del Museo della Brigata Ebraica Davide Romano, che per la prima volta non parteciperà all’evento. Assente anche la comunità lgbtqai+ Keshet Italia, dopo le contestazioni nei giorni scorsi. Dietro la scelta di non scendere in piazza, c’è l’utilizzo del termine «genocidio», presente nel documento politico del Pride milanese in cui si parla di «genocidio documentato perpetrato dal governo israeliano in Palestina». «È una parola — spiega Romano — che notoriamente aizza l’antisemitismo che va a colpire tutti i cittadini italiani di religione ebraica».