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Un risveglio spettrale, quasi cinematografico, quello di stamattina sullo Stretto. Chi si è affacciato da Messina e sul Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria si è trovato davanti a un muro bianco: la costa opposta è letteralmente svanita, inghiottita da una fitta coltre di nebbia. È tornata la "Lupa", uno dei fenomeni atmosferici più affascinanti e caratteristici di questo tratto di mare.Mentre le auto della sicurezza e delle forze dell'ordine pattugliano i lungomari immersi in un'atmosfera ovattata, dal mare sale un suono ritmico e profondo: è il "canto" delle navi e dei traghetti, che fanno suonare incessantemente le sirene per segnalare la propria posizione. Un obbligo di sicurezza acustica dettato dalla visibilità drasticamente ridotta, ma che restituisce un'eco suggestiva a chi osserva la scena dalla terraferma.

Che cos'è la "Lupa" e perché si forma?

Nonostante l'aspetto possa ricordare la classica nebbia padana, la Lupa dello Stretto ha una genesi completamente diversa ed è tipica delle stagioni di transizione come la primavera e l'inizio dell'estate.

Dal punto di vista scientifico si tratta di una nebbia da avvezione. Si forma quando una massa di aria calda e carica di umidità (spesso portata da venti meridionali) transita sopra la superficie del mare dello Stretto, le cui acque sono sensibilmente più fredde a causa delle forti correnti e delle risalite profonde (upwelling).