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Luca Mastrantonio e Andrea Priante

Fu condannata per omicidio colposo. Il marito: «Ha detto no al veleno»

Quante volte si può morire in una vita soltanto? A Rita Benini è successo tre volte. L’ultima, a inizio di questo giugno. Una malattia, si parla di tumore, se l’è portata via. Prima, nel 2013, aveva perso il figlio Luca, colto da malore in montagna. I funerali si svolsero nella chiesa di Bagnoli di Sopra, nel Padovano, vicino al paesino dove i genitori avevano uno studio fotografico. «Voglio saper dire le parole giuste al momento giusto e nulla di più», disse all’epoca la mamma del ragazzo. Tre anni dopo, nel 2016, Rita e il marito, Lino Bottaro, persero anche la figlia, Eleonora, morta a 18 anni per una forma di leucemia linfoblastica acuta. Curabile, nell’80-85 per cento dei casi, secondo i medici. Curabile, secondo i genitori, ma senza chemio, solo vitamina C.

Il delitto all'isola di CavalloLoro, ed Eleonora di riflesso, erano seguaci di Ryke Geerd Hamer, l’ex dottore tedesco che negli anni 80 ha ideato una suggestiva quanto pericolosa teoria, ispirata dal tumore che lui stesso sviluppò dopo la morte del figlio Dirk (a sparare nella notte del delitto all’isola di Cavallo del 1978 fu Vittorio Emanuele di Savoia, assolto a Parigi nel 1991). Tuttora spacciata per cura da migliaia di terapisti sparsi in tutto il mondo, la teoria invita a risolvere — con atti psichici e simili — i conflitti biologici innescati dal trauma all’origine della malattia. Attenzione: per Hamer la malattia è un buon segno, è il segno della risoluzione del conflitto, non va «disturbata».