PADOVA - «Non siamo seguaci di Hamer, non esiste nessun metodo Hamer, perché non aveva previsto delle cure specifiche. Il medico ha solo dimostrato che il cancro è una malattia psicosomatica derivante da un evento speciale, inaspettato e particolarmente doloroso». Lino Bottaro vuole fare chiarezza sulla morte della moglie Rita Benini, 60 anni, deceduta a causa di un tumore martedì scorso e della figlia Eleonora, scomparsa dieci anni fa per una leucemia linfoblastica acuta. Lino e la moglie erano stati condannati a due anni per omicidio colposo perché avevano sostenuto le volontà della ragazza, all'epoca 17enne, di non sottoporsi alla chemioterapia. La stessa decisione era stata presa anche dalla madre Rita. Aveva subìto un intervento chirurgico all’ospedale di Mestre andato a buon fine, ma avrebbe dovuto poi curarsi con chemio e radio. Si è rifiutata ed è morta.
LE CONVINZIONI «Ho visto su mio padre gli effetti della chemio – precisa Bottaro –. È entrato in ospedale per un problema alla pleura e dopo 6 mesi di terapia chemioterapica è morto. In alcuni casi forse può essere utile, ma è provato che il 97,5% dei pazienti che si sono sottoposti alla chemio e giudicati guariti, dopo 5 anni sono morti. Ti distrugge il fisico e il cervello e mia figlia, così come mia moglie, hanno deciso di morire con dignità». IL “COMPLOTTO” Bottaro è fortemente convinto che dietro al sistema sanitario ci siano altri interessi, non sempre terapeutici. Una sorta di complotto insomma: «I medici vogliono dimostrare che se non ti curi con la chemio muori e alla fine ti fanno morire. Mia figlia, ad ogni ricovero in Svizzera (dove veniva curata con integratori e cortisone, ndr), tornava guarita – sostiene –, riprendeva a mangiare, a fare una vita normale. Poi però si riammalava per le umiliazioni che subiva. Era additata, esclusa, anche i suoi amici non la salutavano più. Ricordo i suoi pianti, diceva che aveva perso tutto. E dal dolore si riammalava. Aveva letto le controindicazioni della chemio, come la disabilità e la sterilità, e non voleva. Io credo che la vita di una donna sia preziosa e vada rispettata. Non siamo creduloni o spiritualisti, ci siamo documentati e abbiamo fatto le nostre scelte». LE REAZIONI La storia della famiglia Bottaro ha prodotto una sollevazione popolare anche sui social, tra i sostenitori della medicina tradizionale e coloro che invece non credono nella cura chemioterapica. «Un adulto può decidere per se stesso – fa sapere Eugenio Baraldi, direttore scientifico dell’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza – ma non è accettabile che un adulto decida di non curare un minore». Ora a Bagnoli di Sopra, città dove Lino Bottaro risiede, ormai solo, e a Conselve, dove ha uno studio di fotografia, si è alzato un muro di solidarietà. La sua è una famiglia molto conosciuta e Lino è un professionista stimato. Nessuno in questo momento se la sente di prendere posizione su una vicenda che ha toccato profondamente un’intera comunità.











