PADOVA - «Se le persone si affidano con tempestività a noi medici e alla medicina tradizionale, la possibilità di guarire è molto alta, anzi altissima». A parlare è il medico che ha operato Rita Benini, 60enne di Bagnoli di Sopra che, malata di carcinoma alla lingua, è morta martedì scorso per essersi rifiutata di sottoporsi alle cure di radioterapia necessarie e suggerite dai sanitari. La donna era stata operata da Doriano Politi, primario di Otorinolaringoiatria di Mestre, specializzato in chirurgia oncologica testa e collo. Un intervento perfettamente riuscito.
La vicendaRita Benini ha scelto di non curarsi e a distanza di 9 mesi, è deceduta. Stessa sorte era accaduta alla figlia Eleonora Bottaro, dieci anni fa, quando non aveva ancora 18 anni, quindi era minorenne. La ragazza era malata di leucemia linfoblastica acuta e non voleva sottoporsi alle cure di chemioterapia, aveva paura che la deturpassero, che la privassero della fertilità, che la rendessero in qualche modo disabile. Ebbe il sostegno dei genitori. Questa almeno la versione del padre, Lino Bottaro. In realtà la Cassazione decretò un'altra verità, ossia che fossero proprio i due coniugi ad aver orientato il comportamento di Eleonora, manipolando le sue convinzioni affinché non si sottoponesse alle cure. È morta nel 2016, ma i genitori rimasero fedeli alla loro linea: anche la madre Rita rifiutò le cure fino a morire.Le tappe L'intervento è avvenuto il 19 settembre del 2025 ed è durato ben 7 ore, un'operazione chirurgica delicata e complessa che ha previsto la demolizione e ricostruzione della lingua. Il risultato è stato positivo, senza alcuna complicanza. Ma quando le è stato chiesto di seguire la radioterapia e le è stato dato appuntamento al 30 ottobre per iniziare, dopo gli esiti dell'istologico, si è negata. La casistica di questa tipologia di intervento all'ospedale di Mestre, nel reparto guidato dal primario Politi, è sufficientemente esaustiva: i pazienti che si sono sottoposti nel 2025 all'asportazione e ricostruzione di lingua palato o mandibola sono 20, inclusa Rita Benini. L'unica ad essere deceduta è stata proprio lei, a dimostrazione che se avesse seguito il protocollo di cure suggerito dall'équipe medica sarebbe sopravvissuta.I dati «Nell'anno appena trascorso, il 2025, abbiamo eseguito altri 19 interventi di demolizione di questa tipologia di tumori con ricostruzione del tessuto andato perso di lingua, palato, mandibola - spiega Politi - e con il Gruppo oncologico multidisciplinare dell'ospedale dell'Angelo, composto da chirurghi, oncologi e radioterapisti, abbiamo seguito in totale di 265 casi di tumori dell'area testa e collo. Gli interventi di demolizione che prevedono anche la ricostruzione durano circa sei ore. Lavoriamo in sala operatoria assieme all'équipe di Chirurgia plastica: mentre il chirurgo oncologo asporta la neoformazione, contemporaneamente il chirurgo plastico ricostruisce il tessuto con la tecnica dei lembi rivascolarizzati prelevati da gambe o braccia e, in caso di resezioni di ossa facciale, interviene anche il chirurgo maxillo facciale. Questi 19 pazienti hanno tutti seguito le indicazioni, quando necessarie, di continuare con la radio o con la chemioterapia e tutti, ad oggi, sono ancora vivi».La guarigione La scienza, dunque, la medicina, proprio in questo tipo di patologie, ha dato risposte chiare e inequivocabili. Si può guarire. «Se allarghiamo lo sguardo a tutti i pazienti operati qui negli ultimi anni per tumori di questo tipo nella sede testa e collo, e che hanno seguito le indicazioni di continuare il percorso terapeutico con radio o chemioterapia, come confermato anche dalla letteratura scientifica - continua il primario di Mestre - la sopravvivenza a 5 anni dall'intervento è del 90% se il tumore non è di grandi dimensioni e del 60% se più grande e non trattato subito». Rita Benini dunque si poteva salvare. Ha scelto di morire, o forse, sperava che eventuali cure alternative potessero guarirla. Invece è stata vittima dello stesso destino della figlia Eleonora, entrambe fedeli alla convinzione che il tumore fosse causato da un dolore improvviso e inaspettato e che si potesse debellare rimuovendo quel trauma a livello psicologico. Non è stato così.










