di
Maddalena Berbenni
Prima di arrivare all'arresto c'erano state tre indagini finite in nulla
«Non voglio tornare dalla mamma». Era il 23 marzo 2023 e già allora i bambini fuggivano dalla casa delle torture. Lo si evince dagli atti di un’ulteriore indagine, un’altra ancora, archiviata sulla base delle relazioni degli assistenti sociali e dell’educatore, che anche tre anni fa portò l’attenzione della Procura sulla madre 38enne arrestata ad aprile per sevizie e maltrattamenti aggravati. Li avrebbe inferti dal 2016 ai suoi quattro figli, in particolare a due gemelli che oggi hanno 12 anni. Sono stati affidati a comunità protette, così come la sorella maggiore, tredicenne, mentre l’ultimogenito di 10 anni, nato da un’altra relazione, è col padre. Nessuno di loro, di sicuro non i primi tre per i quali è stata nominata una curatrice speciale, sa che la loro madre è in carcere. Il più piccolo nei giorni scorsi è stato ricoverato per gesti di autolesionismo.
L’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip Riccardo Moreschi, di sua iniziativa, per i gemelli, riqualifica i maltrattamenti in tortura, è il culmine dell’indagine dei carabinieri partita in autunno. Dopo che a luglio per uno dei gemelli fu deciso il trasferimento in una struttura terapeutica, a causa del suo «incontenibile disagio emotivo», è come se la situazione sia deflagrata. Dopo tanti silenzi, gli altri fratelli hanno consegnato agli inquirenti racconti dell’orrore, in cui parlano di sigarette spente sulle gambe, notti passate a dormire nella doccia o sul pavimento, coltelli puntati, botte, insulti, divieti crudeli come quello di non ridere: «Perché non meritavo di essere felice», ha detto uno di loro. E altre umiliazioni su cui si stende un velo. Dovesse corrispondere tutto alla realtà, viene da chiedersi come sia stato possibile che ci sia voluto tanto prima di arrivare a un provvedimento vero, cosa non abbia funzionato. Difesa d’ufficio dall’avvocato Manuel Ghezzi, la madre nega e non sa spiegare il perché di quelle che ritiene «fantasie». Ma sarebbero fantasie di tante persone, trascinatesi per lo meno dalla prima denuncia sporta da suo padre il 26 novembre 2019 in questura.












