Libertà. È la parola chiave per capire Lucia Vasini. L’ha ispirata per tutta la vita: dai primi passi che la videro lasciare Ravenna per Milano e la Scuola del Piccolo Teatro allo spettacolo che, oltre 50 anni dopo, sta portando in scena al Teatro Franco Parenti di Milano (fino al 7 giugno, a luglio in cartellone al Festival di Borgio Verezzi): Terzo tempo, commedia friccicarella mai scontata su un tema scivoloso come la vecchiaia (il terzo tempo del titolo). Tratta dal romanzo omonimo di Lidia Ravera, la interpreta con Paolo Hendel, Viola Lucio e Marco Mavaracchio, diretta da Emanuela Giordano. Cosa rappresenta e perché l’ha fatta?«C’è libertà in questo testo bellissimo: la struttura è solida, il dialogo frizzante, ma mai mi sono sentita ingabbiata dal personaggio». Merito anche del cabaret grazie al quale si è liberata da certi condizionamenti? «Talvolta pagandone il prezzo: troppo spesso sei etichettata solo come una comica, e invece io sono un’attrice che fa anche la comica. Soprattutto il cinema, che avrei tanto voluto fare, e dove ho fatto anche cose molto belle, ma che più di tanto non mi ha cercata. Ma come mi disse Tognazzi: per una come me in Italia non c’era spazio, o andavo in Francia o mi davo al teatro».