Per la scrittrice Lidia Ravera la vecchiaia è un’avventura personale e una fase di erotismo da riscrivere. Senza vergogna. Per il filosofo Umberto Galimberti, invece, rappresenta un decadimento culturale, prima che biologico, imposto dalla società

a cura di Enrica Brocardo

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Lidia Ravera

“A 74 anni indosso la taglia 42, corro 10 chilometri un giorno sì e uno no, che scendono a 6 solo se sono stanca. Mia madre non era come me e la ragione è che io ho cominciato molto presto a praticare sport regolarmente, seguo una dieta di un certo tipo e per tutta la vita ho fatto quello che volevo: scrivere romanzi”, racconta Lidia Ravera. “L’aspettativa di vita cresce ogni anno, non per tutti, va detto: difficile avere vite lunghe, felici e sane se non si hanno risorse economiche, se si fanno lavori usuranti. Il privilegio esiste. Che il tempo passi è un dato oggettivo, ma la vecchiaia non è un “buco nero” e non ce n’è una uguale all’altra perché è un pezzo della vita, unica, di ciascuno di noi. La verità è che si ha molto passato e un futuro relativamente breve, tutti gli altri sono stereotipi senza fondamento che ci fanno solo del male. Io, con gli anni, ho iniziato a farci i conti da quando ero ragazzina e questo fa sì che oggi sia serena e possa contare su una buona muscolatura dialettica. In una società che non fa più figli, noi anziani facciamo parte di una maggioranza che, il giorno in cui smetterà di vergognarsi, si renderà conto di avere un potere politico enorme. Di cui abbiamo bisogno perché nei confronti degli over 60 esiste una forma di ageismo violentissimo. E per le donne è ancora più dura, non solo perché c’è più clemenza nei confronti dei maschi anziani, ma anche perché certi stereotipi dell’età li abbiamo interiorizzati, col risultato di privarci di un pezzo di vita che può essere molto bello. La pensione significa libertà, l’occasione di godersi finalmente la vita, di avere relazioni appaganti. Certo, se hai come unico ideale Il tempo delle mele c’è poco da fare: l’amore e il fare l’amore cambiano, occorre riscrivere il copione dell’erotismo. Ma 40 anni di vita in più sono un regalo, facciamone buon uso, non per forza dobbiamo servircene solo per giocare con i nipotini e neppure sprecarli nel tentativo perdente di imitare la giovinezza. Se il nostro modello è la 25enne col musino da Barbie verremmo fatte fuori dalla prima ragazza che passa, anche se ha i brufoli sul naso. Ogni fase della vita è un Paese straniero, se hai la mentalità del viaggiatore te li puoi godere tutti. Io mi sento un’avventuriera”.