ROMA – Il mercato globale dell’energia va verso le rinnovabili e in Italia si torna indietro. È assurdo. Una scelta da peracottari. Si fa solo propaganda, si spostano risorse pubbliche su un’avventura senza certezze e non si capisce nell’interesse di chi. Di certo non del Paese». Angelo Bonelli di Avs, subito dopo il voto, è sceso in piazza per protestare contro il ritorno all’atomo.
Bonelli, le imprese contestano i prezzi dell’energia alti, chiedono di accelerare sul nucleare accanto alle rinnovabili che, però, non sono in grado di garantire continuità. Non c’è una questione di sicurezza da affrontare?
«Siamo agli slogan, lontani dai dati scientifici. Basta guardare i dati dell’Irera, agenzia internazionale. Nel 2052 il 95% dell’energia elettrica globale sarà da fonti rinnovabili. Lo storytelling confligge con la realtà. Il problema non sono le rinnovabili, su cui bisogna puntare, ma l’assenza di una strategia. Le fonti, dal sole al vento, sono discontinue, ma se si investisse in reti moderne, sistemi di accumulo, risorse come il geotermico e una programmazione seria, la questione sicurezza e continuità non esisterebbe».
Contesta anche la scelta dei mini-reattori, gli Smr. Perché?
«Stiamo parlando di prototipi. I casi concreti, uno in Cina e l’altro in Russia, non hanno rappresentato un successo. Altri progetti sono stati fermati perché i costi sono esplosi. Scommettere su questa strada significa investire risorse pubbliche su un’avventura senza certezze».













