«L’Unione Europea deve superare la sua frammentazione politica per avere un ruolo internazionale e ridurre la sua dipendenza militare, energetica e tecnologica». «La crisi energetica del 1973 offre un parallelo migliore della situazione attuale, perché spinse a innovare». «La globalizzazione è in crisi ma ciò che è fallito sono i concetti di ‘fine della storia’, ‘fine della distanza’, multilateralismo e cooperazione internazionale». «È presto per dire se il Pnrr in Italia sia da giudicare un’occasione perduta, aspettiamo di valutare gli effetti degli investimenti pubblici e privati, se ci saranno». Sono alcune delle risposte date dall’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco prima alle domande dei giornalisti e poi alle sollecitazioni di Carlo Marroni sul palco dell’auditorium della Camera di Commercio di Firenze. Visco è partito dall’apertura della Commissione Europea e dai 14 miliardi aggiuntivi concessi all’Italia per alleviare i costi dell’energia, per spiegare il suo ‘vaste programme’ di investimenti strategici e a lungo termine su capitale umano e tecnologia. «L’apertura della Ue va inquadrata nella necessità di far fronte ai costi aumentati dell’energia e alla possibile riduzione degli approvvigionamenti. Le misure devono essere mirate e temporanee, non si può ridurre i costi dei carburanti erga omnes, per tutti anche per chi non ne avrebbe bisogno. Ma lasciarli alle oscillazioni del mercato, puntando a ridurre i costi per imprese e famiglie diminuendo la dipendenza dall’energia fossili. È un orizzonte di medio-lungo periodo, mentre la politica ragiona ‘a veduta corta’, per citare l’ammonimento di Padoa Schioppa».