Mostre La personale dell'artista «Premonizioni», presso la Biblioteca Braidense di Milano, a cura di Fulvio Irace

È azzeccatissimo il titolo scelto per la bella e inaspettata mostra dei fotomontaggi di Francesco Somaini allestita a Milano alla Biblioteca Braidense: Premonizioni (fino al 6 giugno). «Premonizioni», del resto, era la definizione che l’artista e scultore lombardo aveva scelto per il ciclo di lavori realizzati nel 1977 dopo un viaggio a Duisburg, nel cuore industriale della Germania. A «premonizioni» aveva aggiunto anche un altro termine, «ammonizioni» completando in modo eloquente il senso e il valore civile, oltre che artistico, di questa sua operazione. Somaini era arrivato ben rodato a questo appuntamento tedesco. Come spiega Fulvio Irace, appassionato curatore della mostra, era dagli inizi degli anni ’70 che «lavorava con sistematica ossessione sulla dimensione virtuale del fotomontaggio», nella convinzione che fosse un linguaggio «capace di colpire l’immaginazione con una forza sconosciuta alla teoria e alla dissertazione specialistica».

CE NE SI RENDE CONTO passando in rassegna i cicli che precedono il lavoro in Germania: in mostra gli originali lavorati da Somaini e accompagnati talvolta da disegni con annotazioni sul progetto sono esposti nelle vetrine; lungo le pareti della Sala teresiana sono invece allestite delle gigantografie, usando una modalità adottata da Somaini stesso a Venezia in occasione della Biennale 1978 e replicata anche a Duisburg. In quei casi le immagini erano montate sui quattro lati di grandi cubi, che funzionavano come blocchi scultorei estremamente impattanti. Somaini in questi suoi percorsi che vanno da contesti ultramoderni come Manhattan fino a situazioni storicamente preziose come Mantova, è mosso da un’identica urgenza: lanciare un warning sui processi architettonici in atto, dando luogo come lui stesso scrive a una «figurazione della tragicità immanente».