Essere vicini a chi è in difficoltà. È questa la missione che da 212 anni guida l‘Arma dei carabinieri che, proprio oggi, 5 giugno, festeggia la sua fondazione. La presenza sul territorio, nel tempo, è diventata sempre più capillare, trasformandosi, in molti casi, in un‘infrastruttura di supporto per tutti quei casi di violenza che investono anche la sfera della famiglia e della vita privata. Il racconto di queste storie passa attraverso le centinaia di voci di uomini e donne che, ogni giorno, sostengono e aiutano chiunque si trovi a dover confrontarsi in prima persona con questo tipo di dolore. Un sostegno che supera il semplice intervento professionale, diventando testimonianza della profonda umanità che guida coloro che raccolgono queste testimonianze sul campo. Esserci per queste persone è ciò che fa ogni giorno il maresciallo ordinario Lisa Gallo Malparte, classe 1996, addetta alla ricezione delle denunce e allo sviluppo delle deleghe d’indagine riguardanti il Codice rosso presso la stazione Napoli San Giuseppe.
Mamma in carcere per abusi sui figli: «Botte e insulti, dormivamo in doccia e non potevamo ridere»Cosa significa per lei raccogliere queste testimonianze come membro dell‘Arma? «Voglio essere un punto di riferimento per chi ha bisogno e si trova in uno stato di difficoltà. Essendo mamma da poco tempo, da appena 15 mesi, ho sviluppato una nuova parte di me che mi ha resa più sensibile rispetto a tutte quelle dinamiche che riguardano i maltrattamenti in famiglia e i problemi che le neomamme possono vivere». Che valore aggiunto ha l‘essere mamma nell‘affrontare queste situazioni? «Riesco a comprendere meglio come si sentono. Molte volte mi trovo di fronte a donne che, quando mi raccontano di aver subito violenze domestiche, mi chiedono scusa. Io dico a ognuna di loro che non hanno bisogno di scusarsi. Parlare con noi vuol dire avere uno spazio libero, dove una persona possa sentirsi accolta e non giudicata. Molte volte, da mamma, ci si sente non capite, fragili, diverse rispetto al contesto in cui si vive. Diventa fondamentale poter esprimere le proprie difficoltà. E noi proviamo sempre a rendere più facile farlo». Le storie che vi raccontano riguardano solo violenza fisica? «Molto spesso si tratta di violenza verbale che si trasforma in coercizione psicologica. Questo fa sì che non ci sia una denuncia immediata, poiché molti pensano che non sia qualcosa di evidente. In realtà è un tarlo che ti logora dentro, qualcosa che non tutti riescono a cogliere facilmente. Qualsiasi forma di malessere può essere il segnale di una violenza». C‘è qualche episodio particolare che l‘ha segnata? «Al mio rientro dopo il parto, ricordo il racconto di una parente di una mamma che, in un momento di difficoltà psicologica causata dal fatto che il bambino non dormisse la notte, aveva esternato il proprio malessere dicendo che “prima o poi avrebbe potuto mettergli le mani al collo”. I recenti casi di cronaca, purtroppo, ci insegnano che le parole possono tramutarsi in fatti. Le difficoltà che molto spesso la vita da mamma comporta, a livello fisico e psicologico, sono importanti. Ciò che voglio dire è che nessuno deve sentirsi solo all‘interno del proprio nucleo familiare o nella società. Avere la forza di chiedere aiuto diventa fondamentale». Qual è l‘importanza dell‘aiuto in questi casi? «L‘Arma è sempre presente. Anche se molte persone non sono pronte a denunciare, bisogna comunque chiedere consiglio, cercare di capire come superare un momento così complicato. Noi carabinieri siamo pronti, siamo preparati. Siamo giovani e, come membri delle nuove generazioni, abbiamo tanta voglia di stare accanto alle persone e riuscire, in tutti i modi, a fare del bene». Oggi si festeggia l‘anniversario della fondazione dell‘Arma dei carabinieri: come cercate di essere vicini ai cittadini? «Da sempre mi hanno insegnato questo approccio. Faccio ogni giorno un appello ai cittadini, ringraziandoli per la fiducia e per credere così tanto in noi. Come Arma siamo sempre presenti, anche solo per un consiglio o una parola di conforto. Viviamo in un momento storico che rischia di far perdere punti di riferimento, ma noi cerchiamo di esserlo, rimanendo saldi e, allo stesso tempo, capaci di cambiare. L‘Arma c‘è, c‘è stata e ci sarà sempre».














