Sta dietro le quinte. E non solo quelle del suo palcoscenico. Nel 2015, ad esempio, il deputato regionale Riccardo Gallo Afflitto, allora vicecoordinatore siciliano di Forza Italia, partecipò alle primarie del centrosinistra per la scelta del sindaco di Agrigento. Uomo notoriamente vicino al fondatore del partito, Marcello Dell'Utri, decise di giocare una partita anomala, dalla parte del campo in cui giocava anche il governatore del Pd Rosario Crocetta. Lo fece attraverso la candidatura del fedelissimo Silvio Alessi e della lista civica “Patto per il territorio”.
La storia di quelle primarie torna buona proprio in questi giorni che la città si prepara a scegliere il nuovo sindaco. Dino Alonge non è “uomo di Gallo Afflitto”, ma il parlamentare, nell'Agrigentino, da sempre dà le carte. Anche in questo caso ha compiuto una scelta di campo: la conferma dell'asse con l'Mpa, rappresentato da Roberto Di Mauro, contro l'altra faccia della provincia, quella che risponde soprattutto a Totò Cuffaro e all'alleanza con la Lega di Luca Sammartino.
Eppure, trovare un comizio, un'intervista, una presa di posizione di Gallo Afflitto, è un compito arduo. Persino i comunicati stampa sono una rarità. Ne dovette diramare uno, molti anni fa, per difendersi, con promessa di querela, dalle accuse del pentito Giuseppe Tuzzolino che lo aveva considerato «vicino ai servizi segreti». E poi da quelle di un altro pentito, Daniele Sciabica, che aveva tirato in ballo il deputato in alcune storie di omicidi, indicandolo come il mandante di uno di questi. Le dichiarazioni non trovarono riscontri e le vicende furono così archiviate.









