Un piduista come il Cavaliere, in simbiosi con il sistema di potere dei Craxi e dei Forlani e degli Andreotti della Prima Repubblica, impresario legatissimo a Dell'Utri che a sua volta era in contatto con il gotha della mafia palermitana, rappresentava una garanzia in quell'Italia che era piegata dalle bombe e dai ricatti di Riina e che non voleva diventare un'altra ItaliaLa prima sciocchezza originata dal conformismo informativo è definirli, ancora oggi, occulti. Una vera stupidaggine: è da trent'anni che si fanno i loro nomi e che le loro avventure imprenditoriali vengono associate alla crema di Cosa Nostra, agli affari dei boss siciliani, al risanamento dei Quattro Canti di Palermo, alle “antenne” del Biscione di cui parlavano il medico Tanino Cinà e il pentito Totò Cancemi, ai soldi della droga di Stefano Bontate e della buonanima di Mimmo Teresi. Molto si è Per continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Attilio BolzoniGiornalista, scrive di mafie. Ha iniziato come cronista al giornale L'Ora di Palermo, poi a Repubblica per quarant'anni. Tra i suoi libri: Il capo dei capi e La Giustizia è Cosa Nostra firmati con Giuseppe D'Avanzo, Parole d'Onore, Uomini Soli, Faq Mafia e Il Padrino dell'Antimafia.
Indagare Berlusconi per le stragi l’errore più grande. Ma i rapporti con la mafia di Dell’Utri non si cancellano
Un piduista come il Cavaliere, in simbiosi con il sistema di potere dei Craxi e dei Forlani e degli Andreotti della Prima Repubblica, impresario legatissimo a Dell'Utri che a sua volta era in contatto con il gotha della mafia palermitana, rappresentava una garanzia in quell'Italia che era piegata dalle bombe e dai ricatti di Riina e che non voleva diventare un'altra Italia










