Il decreto porta la data del 15 gennaio scorso, ma la notizia è stata resa nota solo oggi (4 giugno): il gip di Firenze ha disposto l’archiviazione per Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi dalle accuse di essere i mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993. Perché, questa la tesi della giudice Patrizia Martucci, “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti”. Letta alla luce delle informazioni più recenti, non si tratta di una decisione inaspettata perché era stata la stessa procura fiorentina a chiederne l’archiviazione.Si chiude così una lunga pagina giudiziaria - si tratta della sesta archiviazione relativa a questo filone di indagine - che ha coinvolto Berlusconi e Dell’Utri (quest’ultimo comunque già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa): l’ipotesi degli inquirenti era che la campagna stragista nel Continente - un salto qualitativo rispetto alle bombe del 1992 in cui tra gli altri hanno perso la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino - fosse finalizzata a favorire l’affermazione politica di Forza Italia e l’ascesa dell’allora imprenditore di Arcore.In particolare, il braccio destro di Berlusconi era indagato per aver istigato e sollecitato il boss di Brancaccio, Giuseppe Graviano, a organizzare la campagna stragista. Secondo l’accusa, Dell’Utri avrebbe svolto un ruolo di “indicatore dei luoghi" dove effettuare gli attentati, con l'obiettivo di creare un clima di terrore utile al nuovo progetto politico. La difesa di Dell'Utri, la cui casa di Milano venne perquisita nel luglio 2023, ha sempre definito queste ipotesi "fantasiose", contestando l'attendibilità dei collaboratori di giustizia e sottolineando la mancanza di riscontri, ora confermata dal giudice che ha disposto l'archiviazione del procedimento. Le stragi del 1993 come salto qualitativo. Una vera e propria strategia del terrore - dalla strage di via dei Georgofili a Firenze a quella di via Palestro a Milano fino alle bombe a San Giovanni in Laterano e San Giorgio a Velabro a Roma -, dove a essere presi di mira non erano più singole personalità esposte nella lotta alla mafia ma luoghi d’arte e gente comune. Per quelle stragi è già stato condannato l’allora gotha di Cosa Nostra: Totò Riina, Filippo e Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella, Matteo Messina Denaro. Resta però ancora un grande punto interrogativo sui mandanti esterni.
Stragi del '93, archiviate le accuse contro Dell'Utri e Berlusconi: "Mancano elementi concreti su contatti diretti con Cosa nostra". Restano i punti interrogativi sui mandanti esterni
L'ex braccio destro del Cavaliere (già condannato per associazione esterna in associazione mafiosa) era indagato per aver istigato e sollecitato il boss Giusepp










