ROMA – Ogni anno nel mondo nascono circa 500.000 bambini con una cardiopatia congenita che necessita di intervento chirurgico. Nella gran parte dei Paesi ad alto reddito, oltre il 90% di loro sopravvive fino all'età adulta. In Africa subsahariana, la stessa diagnosi può invece essere una sentenza di morte: senza cure, la metà di questi bambini non raggiunge il primo anno di vita. Non perché la malattia sia diversa, ma perché mancano i medici, le strutture, i fondi.
Un solo chirurgo cardio-toracico ogni 4 milioni di abitanti. Il divario è brutale nei numeri: in Africa subsahariana opera un solo chirurgocardio-toracico ogni 4 milioni di abitanti, con una capacità pari all'1% di quella globale. Nella sola Africa occidentale, che comprende ben 16 Paesi, il rapporto scende a un chirurgo ogni 26,5 milioni di persone. La mortalità per cardiopatie congenite non sta diminuendo: negli ultimi dieci anni è aumentata nell'Africa centrale del 38,1% e in quella occidentale del 40,3%, mentre a livello globale calava del 34,5%3.
La risposta a questa emergenza silenziosa. A questa emergenza silenziosa risponde dal 2021 il progetto "Cuori Ribelli", iniziativa umanitaria di Una Voce per Padre Pio, organizzazione non profit attiva dal 2008 con sede in Italia. Le cardiopatie congenite sono malformazioni del cuore presenti fin dalla nascita. Nei Paesi ricchi, la diagnosi precoce e l'accesso alla chirurgia rendono questa patologia largamente trattabile.






