All'indomani della conferma da parte della Procura generale di Milano del parere positivo sulla grazia a Nicole Minetti, arriva una nota del Quirinale che intende mettere ordine su una procedura uguale da sempre: "Si ricorda - per corretta e autentica informazione - che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia".Per opportuna informazione, prosegue la nota, "va aggiunto che, per il decreto di grazia in questione, il Quirinale non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili - malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati - che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione". 71 richieste di grazia sono state concesse da Mattarella in 11 anniSotto la presidenza di Sergio Mattarella, dal 2015 al 2024 sono state concesse 71 grazie su oltre 3.500 pratiche esaminate, con un tasso di accettazione medio tra l'1% e il 2%. Nel primo mandato (2015-2022) furono concesse 35 grazie su 2.525 domande, pari al 1,4%, mentre nel secondo mandato (2022-2024) il tasso è salito leggermente al 2,1% con 21 grazie su 991 pratiche.Si è assistito a una progressiva selettività nell'uso del potere di grazia: dai 1.395 provvedimenti concessi dall'allora Presidente Cossiga si è passati ai 23 di Napolitano nel suo primo mandato e ai 71 totali di Mattarella. La stragrande maggioranza delle domande viene rigettata o archiviata per palese carenza di presupposti, o perché il condannato beneficia già di misure alternative alla detenzione.La grazia presidenziale in Italia rappresenta uno degli atti di clemenza più rari e discussi del nostro ordinamento giuridico. Prevista dall'articolo 87 della Costituzione, è un atto individuale concesso dal presidente della Repubblica su proposta del ministro della Giustizia che estingue completamente la pena o ne commuta la specie, ma solo in casi eccezionali e motivati da particolari circostanze umanitarie o di giustizia sostanziale.E' il ministro della Giustizia a ricevere la domanda e ad avviare l'istruttoria, che coinvolge diversi uffici giudiziari. L'istruttoria vede coinvolti principalmente il procuratore generale presso la Corte d'Appello, che esprime un parere sulla domanda e il magistrato di sorveglianza (se il condannato è detenuto, internato o affidato in prova al servizio sociale), che raccoglie informazioni sulla condotta del richiedente ed esprime un parere motivato.Una volta acquisiti tutti i pareri, il ministro della Giustizia trasmette la domanda al Capo dello Stato, corredata dagli atti dell'istruttoria e accompagnata dal proprio "avviso", favorevole o contrario alla concessione del beneficio. Non sono previsti termini normativi per questa istruttoria, poiché concorrono diversi uffici anche esterni al ministero della Giustizia.il presidente della Repubblica è giuridicamente libero di decidere contro l'avviso ministeriale, ma il ministro deve controfirmare l'atto assumendosene la responsabilità politica. Questo meccanismo bilancia il potere presidenziale di grazia con la responsabilità del Governo, evitando che il Capo dello Stato agisca come un sovrano assoluto.