Martedì 2 giugno, il presidente Donald Trump ha firmato un nuovo ordine esecutivo che vara una prima timida forma di sorveglianza sul settore dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti. La misura era al centro di discussioni da diverse settimane e a maggio una versione leggermente più ambiziosa era stata scartata all’ultimo minuto dallo stesso Trump. Rispetto all'originale, quello definitivo è quindi un provvedimento ridimensionato: resta da capire se si dimostrerà in grado di rispondere agli appelli per un maggiore controllo sul settore e sui rischi di sicurezza.L’ordine esecutivo di Trump sull’AIL’ordine esecutivo – intitolato Promuovere l'innovazione e la sicurezza dell’intelligenza artificiale avanzata – stabilisce un processo su base volontaria che consentirà al governo di ottenere l’accesso ai nuovi modelli di AI fino a 30 giorni prima del lancio pubblico, in modo da valutarne le capacità e soprattutto i potenziali pericoli per la sicurezza nazionale.Il decreto prevede inoltre la formazione di un nuovo ente (cybersecurity clearinghouse) incaricato di individuare e chiudere le eventuali falle di sicurezza scoperte dai nuovi sistemi di AI, sempre in coordinamento con gli sviluppatori, oltre a una serie di disposizioni per il rafforzamento dei sistemi di cyber difesa di vari dipartimenti del governo.“Gli Stati Uniti continuano a essere all'avanguardia a livello mondiale nel campo dell'intelligenza artificiale grazie all'enorme talento e alla capacità innovativa del nostro settore dell'AI, e perché ci rifiutiamo di soffocare questa innovazione con una regolamentazione eccessivamente onerosa”, si legge nel testo. “Le funzionalità avanzate dell'intelligenza artificiale rafforzano la nostra nazione, ma sollevano anche nuove questioni relative alla sicurezza nazionale che richiedono un'azione coordinata tra i dipartimenti e le agenzie dell'esecutivo e le loro componenti”.Stando a quanto riportato a Wired US da una fonte a conoscenza della questione, ora il segretario del Tesoro Scott Bessent potrebbe intavolare colloqui con la Cina per introdurre un quadro normativo transfrontaliero sull'AI.Le faide interne alla Casa BiancaStando a varie ricostruzioni, il testo finale sarebbe il risultato di una complicata mediazione tra le posizioni di diverse figure di rilievo dell’amministrazione Trump sul tema dell’intelligenza artificiale, emerse alla luce dei potenziali pericoli posti dai recenti progressi della tecnologia.Dopo una breve fase in cui il governo statunitense avrebbe addirittura preso in considerazione di obbligare le aziende di AI a sottoporre i nuovi modelli a una revisione obbligatoria, una prima versione dell’ordine esecutivo prevedeva una finestra di 90 giorni per gli accertamenti da parte dell’amministrazione. A poche ore dalla firma, Trump però aveva improvvisamente deciso di posticipare la misura, spiegando di non gradirne alcuni aspetti.Rispetto al tema della regolamentazione dell’AI, negli ultimi mesi si sono formate diverse fazioni all’interno della Casa Bianca. Da una parte, un gruppetto di membri dell’esecutivo – capeggiati da Susie Wiles, l’influentissima capa di gabinetto di Trump – che ha spinto per un quadro normativo moderato; dall’altra, esponenti del settore rappresentati dall'imprenditore David Sacks, l’ex responsabile del governo per l’AI, secondo cui un controllo governativo sulla tecnologia rischierebbe di ostacolare la spinta innovativa del comparto e la competitività americana. Sarebbe stato proprio Sacks a convincere Trump a scartare la prima bozza dell’ordine esecutivo poco prima della firma, sottolineando le perplessità degli sviluppatori.La svolta parziale degli Stati UnitiFin dalle battute iniziali del suo secondo mandato presidenziale, Trump ha mostrato grande apertura nei confronti del settore dell’intelligenza artificiale e dei suoi leader, manifestando regolarmente la volontà di adottare un approccio non interventista per rafforzare il primato statunitense e frenare l’ascesa della Cina.Uno dei primi atti del suo secondo mandato è stata la revoca di un ordine esecutivo introdotto nel 2023 dal suo predecessore Joe Biden, che cercava di contenere i rischi legati allo sviluppo dell’AI. Lo scorso dicembre, poi, è stata la volta di un decreto progettato per bloccare ogni tentativo di regolamentazione da parte degli stati.Recentemente tuttavia il sodalizio dell'amministrazione con il mondo dell'AI ha cominciato a mostrare le prime crepe. Dapprima per via dello scontro con Anthropic, instigato dal rifiuto della società dei fratelli Amodei di concedere al dipartimento della Difesa l’utilizzo dei suoi sistemi per la sorveglianza di massa e le armi autonome. A quel punto, il governo ha designato Anthropic come un rischio per la supply chain, un’etichetta che impedisce a qualsiasi azienda che collabora con l’esercito statunitense di fare affari con lo sviluppatore. La società ha quindi risposto facendo causa all’esecutivo.Ma ad alimentare le preoccupazioni della Casa Bianca circa i rischi dell’AI è stato soprattutto un altro prodotto di Anthropic, Mythos. Le capacità avanzate dell’ormai famigerato modello di intelligenza artificiale hanno fatto emergere – all'interno del governo americano ma non solo – grandi timori per la sicurezza dei sistemi informatici critici (convincendo lo stesso produttore a limitare l’accesso a un gruppo di organizzazioni selezionate). Il sistema è in grado di scovare vulnerabilità di sicurezza sconosciute, e potrebbe quindi essere impiegato per bucare le infrastrutture digitali di aziende e organizzazioni, comprese quelle del governo americano.Anche a questo si deve la parziale inversione di rotta di Trump, che per il suo primo atto normativo rivolto al settore dell’AI alla fine ha optato per un compromesso che non impone alcun obbligo ai giganti tech.