La storia di Piero Badaloni, noto giornalista della Rai, è la storia del Tg1 e di un’epoca in cui il servizio pubblico si fondava su valori e principi che oggi si fatica a ritrovare. È proprio Badaloni a raccontarlo nel suo nuovo libro “La Rai che ho vissuto”, presentato ieri a Roma nel teatro auditorium dell’associazione “Libera”.
Come cronista, prima della parentesi politica da presidente della Regione Lazio e prima di diventare corrispondente dalle grandi capitali eruopee, seguì alcuni degli eventi più noti e drammatici della storia del nostro Paese: dall’incidente di Vermicino, al terremoto dell’Irpinia fino al ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
Entrando in Rai all’indomani della riforma del 1975, che spostò il controllo dell’azienda dalle mani del Governo a quelle della Commissione parlamentare di vigilanza, Badaloni conobbe il Tg1 della prima ora, che, insieme al Tg2, faceva del rispetto del pluralismo un principio imprescindibile.
Proprio alla luce di quel luminoso passato, il giornalista guarda alla Rai di oggi: «Il pluralismo dell’informazione è uno di quei beni intangibili di cui si nutre la democrazia.
Quando il servizio pubblico radiotelevisivo non lo rispetta come dovrebbe, viene meno la possibilità per i cittadini di formarsi un’opinione in modo corretto, che è essenziale per il funzionamento di una democrazia sana».






