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Il 19 giugno, nel weekend in cui si ricorda la fine della schiavitù, sarà inaugurato a Chicago l’Obama Presidential Center. È quella che viene definita la “biblioteca presidenziale” dell’ex presidente Barack Obama, e che nella pratica consiste in una specie di centro polifunzionale composto tra le altre cose da un museo, da una biblioteca e da un grande parco pubblico con un giardino botanico, campi da basket e una collinetta per scendere con lo slittino (Chicago è una città con inverni freddi e spesso nevosi).

Realizzare spazi di questo tipo è una tradizione consolidata tra gli ex presidenti: l’hanno fatto tutti da Herbert Hoover in poi, e oggi ci sono 14 biblioteche presidenziali sparse in tutto il paese. Servono a lasciare un segno del proprio passaggio, conservare documenti, fotografie, cimeli e testimonianze della propria amministrazione, e soprattutto tramandare la propria eredità politica.

Il centro dedicato a Obama è stato costruito nel Jackson Park di Chicago, nel quartiere di South Side, dove è nata e cresciuta la moglie Michelle e dove Barack ha vissuto per anni. Il palazzo principale è un edificio alto circa 70 metri sulla cui facciata è incisa una parte di uno dei suoi discorsi più famosi, pronunciato nel 2015 in occasione del cinquantesimo anniversario della marcia per i diritti civili da Selma a Montgomery, in Alabama. Per la sua forma è stato soprannominato “Obamalisk”: ha ricevuto commenti contrastanti, con i critici che l’hanno definito severo e poco pensato. Tutto il complesso è costato 850 milioni di dollari, la cifra più alta di sempre per progetti di questo tipo.