Il Mondiale 2026 accende la sua diplomazia a Washington: la Fifa sceglie Café Milano, storico crocevia del potere americano, per celebrare il torneo che unirà Stati Uniti, Canada e Messico. Tra politica, affari e sport, la Coppa del Mondo diventa simbolo di un soft power globale che parla anche italiano grazie all’ospitalità di Franco Nuschese
Ci sono luoghi che, con il tempo, smettono di essere semplici indirizzi. Diventano simboli. Succede quando la politica, la diplomazia, l’economia e le relazioni internazionali finiscono per incrociarsi sempre nello stesso posto. A Washington quel luogo è Café Milano.
E non sorprende che, nel lungo viaggio di avvicinamento ai Mondiali del 2026, la Fifa abbia scelto proprio il ristorante di Georgetown per celebrare l’evento sportivo più seguito del pianeta.
Un luogo che da anni rappresenta una sorta di diplomazia parallela, dove i tavoli contano quasi quanto gli uffici e dove le conversazioni informali spesso anticipano quelle ufficiali. Per una sera, sotto i riflettori, c’è stata la Coppa del Mondo.
Ma il vero protagonista è stato il contesto. Perché il trofeo più ambito del calcio mondiale è approdato nel cuore della capitale americana, tra ambasciatori, membri dell’amministrazione statunitense, dirigenti internazionali e personalità dello sport.











