Pubblicato il: 04/06/2026 – 16:00

di Mariateresa Ripolo

REGGIO CALABRIA Luoghi sempre meno periferici e isolati in zone montane nel cuore dell’Aspromonte, al contrario vengono scelti edifici spesso posizionati nel centro abitato. Si evolve anche la strategia con cui i latitanti di ‘ndrangheta si nascondono per sottrarsi alla giustizia. Parla di una «evoluzione radicale», il tenente colonnello Davide Montinaro, Comandante Squadrone Carabinieri Cacciatori Calabria, illustrando i risultati di un’operazione che ha fatto emergere ad Ardore, nella Locride, una struttura che fungeva da bunker, una delle più sofisticate mai rinvenute in zona. I militari, che stavano svolgendo una normale attività di perquisizione finalizzata alla ricerca di armi, si sono trovati davanti a un meccanismo studiato nei minimi dettagli.

La camera di fuga e il tunnel di 120 metri

La struttura era composta da camera da letto, servizi igienici, ma soprattutto da una vera e propria “camera di fuga” collegata con l’esterno. Nascosta agli occhi di chiunque, una pesantissima botola in cemento armato si sollevava solo attraverso un sofisticato e invisibile meccanismo elettrico. Una volta attivato il passaggio segreto, ci si ritrovava in un cunicolo sotterraneo, stretto e buio, che si snoda per ben 120 metri. Un labirinto progettato per garantire una fuga fulminea verso una vicina area rurale.