di Francesco Battistini
Lo zar Putin alleato con il Patriarca ortodosso Kirill, i pastori evangelici che benedicono Trump, i ministri israeliani che sognano la teocrazia, gli ayatollah iraniani che combattono contro tutti. L’asse fede&potere non è mai stato così armato, diffuso e settario. E se alla fine la colpa fosse proprio della secolarizzazione? E un certo tipo di religione non è che la continuazione della politica estera con altri mezzi.
Il Cairo, 4 novembre 2013. I Fratelli Musulmani sono appena caduti e in un’aula della Cittadella si processano gl’islamisti. In gabbia c’è il deposto presidente Mohammed Morsi, vestito di blu all’occidentale, che sorride a noi giornalisti. Sfilano i testimoni d’un anno di Fratellanza. Un ex ambasciatore racconta: «Morsi non voleva mai il dialogo con nessuno. Io dovevo solo organizzare i gruppi armati». E perché? «Perché fare diplomazia non serviva più», alamdullah, «e la missione era imporre al mondo l’unica fede».
Kiev, primo gennaio 2022. Meno di due mesi all’invasione russa. Il reverendo Andriy della Chiesa ortodossa d’Ucraina, recitata la messa e chiuso il portone di San Michele, ci porta nel bosco dei pini. Gelo da stalattiti. I fedeli sono una trentina, pecore smarrite. Padre Andriy le scuote: tirate fuori gli Ak-42 e le palle, santiddio. Stola e pistola. «Arriva Putin e la nostra fede si chiama Ucraina!».








