di
Marco Gasperetti
Il Comune di Livorno pubblicizza una ricca collezione di quadri e disegni come «Museo Mediceo». Ma a seguito di una interrogazione è costretto ad ammettere che la denominazione è impropria (e che sono stati spesi 170 mila euro). FdI: «Si sostiene con risorse pubbliche un imprenditore privato»
A Livorno c’è un museo che non è un museo. È stato allestito, sulla base di un contratto di comodato d’uso, con opere di un privato ma con denaro pubblico (circa 172 mila euro) e attualmente è pubblicizzato dal Comune come «Museo Mediceo». Si trova nei Granai di Villa Mimbelli, già sede di un altro museo (stavolta autentico) dedicato a Giovanni Fattori. Sul sito istituzionale del Comune si legge ancora oggi che «il nuovo Museo Mediceo, al primo piano dei Granai di Villa Mimbelli è una ricchissima e cospicua collezione di quadri, disegni, incisioni, medaglie, monete, oggetti, documenti cartacei, tutti inerenti alla famiglia Medici e al suo profondo rapporto con la città di Livorno, nata proprio dalla volontà del casato fiorentino».
Al cancello d’ingresso di Villa Mimbelli sono stati installati grandi cartelli che indicano la collezione come «Museo Mediceo di Livorno» con tanto di logo del Comune, altri si trovano sulla facciata dell’edificio.










