NARRAZIONI «Il ricordo è l'unica difesa», un libro di Ester Parri per Solferino

A Vallo della Lucania, un giorno del 1932, un bambino di sei anni, tornato a casa da scuola, a testimoniare che i bambini parlano tra di loro, chiede al padre: «Tu non sei amico di Mussolini? Non me ne hai mai parlato». E il padre gli spiega cautamente e semplicemente tanti perché: perché si trovano a Vallo della Lucania invece che nella loro casa di Milano, perché alla porta della loro abitazione ci sono sempre due carabinieri che lo seguono ad ogni passo, perché le lettere che gli scrivono gli vengono consegnate sempre aperte, perché quelle che loro scrivono invece di imbucarle bisogna consegnarle al comando dei carabinieri che le leggono, le controllano e le timbrano. E ancora perché non fa più né il professore e né il giornalista. Il bambino ascolta in silenzio, senza dire niente.

Due giorni dopo, soffermandosi su una foto della «Domenica del Corriere», esclama: «Ce ne sono quattro di meno. Almeno». La madre scopre che sono quattro carabinieri morti in un incidente. Anche se i genitori hanno sempre evitato di fare commenti su fascisti e non fascisti, un altro giorno, mentre insegnava a sillabare a uno scolaro più piccolo, copre con la mano una scritta dicendo: «Questo non si legge!». È lo slogan altisonante e insignificante «Eia! Eia! Alalà!», coniato da Gabriele D’Annunzio a Fiume e adottato dai fascisti.