Emigrazione 04 giugno 2026 L’iniziativa “Restiamo in Italia” dovrebbe spingere i giovani a non emigrare, ma le misure rischiano di essere regressive ANSA Il 3 giugno il Partito Democratico ha annunciato una proposta di legge che ha l’obiettivo di frenare la fuga di cervelli e di creare opportunità occupazionali per i giovani. La proposta ricalca alcune iniziative già proposte in passato dal PD o da altre formazioni del centrosinistra e si concentra soprattutto sugli incentivi salariali, oltre che su una serie di bonus per favorire la permanenza degli under 35 nel nostro Paese. Ma le ricette del progetto “Restiamo in Italia”, così denominato dai suoi promotori, sarebbero davvero efficaci? Indossiamo i nostri occhiali da economisti e proviamo a capirlo.
Il testo della proposta, visionato da Pagella Politica, si apre con un richiamo all’obiettivo che si vuole raggiungere, ossia frenare la fuga di cervelli e rispettare il principio secondo cui «la Repubblica riconosce e garantisce la valorizzazione del capitale umano nazionale quale interesse strategico, promuovendo condizioni economiche, fiscali e sociali idonee a trattenere e attrarre competenze», come riportato nell’articolo 1 del disegno di legge. Le misure proposte per raggiungere questi obiettivi, però, mostrano delle criticità per quanto riguarda l’efficacia.Il bonus da 200 euro Nel presentare il contenuto del testo sui social, il Partito Democratico ha raccontato i punti principali di questo progetto. Il primo a essere citato, e forse il più importante, è un’integrazione salariale di 200 euro netti per i giovani under 35. In realtà, l’ambito di applicazione è molto più limitato: l’articolo 3 della proposta fa infatti riferimento solo ai lavoratori «assunti o confermati con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato». Il testo non è del tutto chiaro, ma sembra che il beneficio si limiterebbe solo a chi viene assunto o confermato dopo l’approvazione della legge, mentre non si applicherebbe a chi ha già un lavoro. In ogni caso, le risorse stanziate non basterebbero a finanziare un bonus per tutti i giovani. Per questo incentivo, infatti, la proposta prevede 700 milioni di euro l’anno, che basterebbero per l’integrazione salariale di poco meno di 270 mila persone. I giovani tra 25 e 34 anni in Italia, però, sono oltre sei milioni. Il numero salirebbe ancora considerando i giovanissimi under 25 che approcciano il mercato, da chi cerca un’occupazione dopo il diploma a chi frequenta l’università mentre lavora.











