Papa Leone che soccorre un pellegrino svenuto dopo un’udienza in piazza San Pietro. Jannik Sinner sconfitto da un malore sotto un’afa da record al Roland Garros. Viaggiatori imprigionati a 40 gradi su un treno fermo senza aria condizionata nella campagna emiliana. L’estate è arrivata: è in anticipo, e comunque il caldo anomalo di questi giorni, dovuto a un anticiclone africano, è solo un assaggio di quello che arriverà nei prossimi mesi. Le previsioni elaborate per l’Italia dall’Ispra sui dati del Copernicus Climate Change Service prevedono per giugno e agosto temperature più alte di quasi due gradi rispetto alla media, con un parziale miglioramento in luglio. Colpa del passaggio di testimone tra due macro-fenomeni climatici che si alternano sull’Oceano Pacifico: da La Niña, che porta correnti marine e atmosferiche piuttosto fredde, nei mesi estivi si passerà a El Niño, o meglio al “Super Niño”, capace di alzare di diversi gradi la temperatura superficiale dell’acqua all’altezza dell’Equatore. Il servizio meteorologico dell’Onu ha già misurato sul Pacifico temperature di 6 gradi più alte della media. L’aumento influenzerà direttamente o indirettamente l’intero Pianeta, dall’Australia agli Stati Uniti, dal Sudamerica all’Europa. E amplificherà gli effetti del riscaldamento globale, che già negli ultimi anni, malgrado l’influenza “rinfrescante” della Niña, ha causato temperature record. «El Niño butterà benzina sul fuoco di un Pianeta che si riscalda», ha detto il Segretario generale dell’Onu António Guterres. Eppure proprio qui nasce quella che, per chi si aggrappa caparbiamente all’ottimismo della volontà, è una buona notizia: in questi anni di riscaldamento globale l’emergenza è diventata un appuntamento fisso, e quindi prevedibile. I primi piani per la lotta alle ondate di calore da parte del Ministero della salute sono del 2019. La risposta all'emergenza caldo in Italia «si basa su un sistema integrato su tre assi», spiega Sergio Iavicoli, direttore generale della prevenzione. «Un sistema di allerta fondato sulle previsioni meteorologiche con una codifica cromatica semplice; una comunicazione capillare alla popolazione e agli operatori; un sistema di sorveglianza in tempo reale sugli accessi al pronto soccorso e sulla mortalità nelle principali città italiane». In particolare, il Piano prevede a livello territoriale «rinforzo di personale e posti letto, ricoveri programmati, dimissioni protette e sorveglianza attiva sui vulnerabili. Ma il vero punto di forza è la sua capacità predittiva: il codice colore dei bollettini previsionali - giallo, arancione e rosso - consente a operatori e cittadini di riconoscere tempestivamente i giorni ad alto rischio e di prepararsi per tempo. In caso di eventi che prevedono grande affollamento, è previsto un coordinamento con il Dipartimento della protezione civile». I risultati degli anni scorsi sono incoraggianti: «Nonostante le temperature record, gli indicatori di mortalità correlata alle ondate di calore evidenziano segnali di riduzione rispetto a quanto ci si potrebbe attendere».Le ondate di calore mettono in crisi non solo le persone ma anche alcuni pilastri della vita quotidiana. A partire dai treni: oltre ai problemi tecnici causati dal caldo, anche in giornate che non sono da bollino rosso una sosta forzata può diventare un incubo. Per questo le Ferrovie dello Stato hanno previsto da tempo un Piano di adattamento ai cambiamenti climatici che si propone di modernizzare la rete usando materiali più resistenti al caldo e di potenziare il monitoraggio meteorologico. Dal 2021 il gruppo di lavoro Energy saving and Climate change collabora con università e centri di eccellenza per adattare l’intera rete al cambiamento climatico: il target è di arrivare a creare per ogni tratta un digital twin, un gemello digitale che permetta di monitorare lo stato delle infrastrutture, ottimizzare la manutenzione e simulare i possibili effetti delle ondate di calore.Con l’estate anticipata è iniziata prima del solito anche la stagione dei Canadair: gli aerei-cisterna dei Vigili del Fuoco sono già entrati in funzione per combattere incendi in Toscana, Sardegna e Salento. Dall’anno scorso, i Paesi dell’Unione europea sono legati da un patto di collaborazione (Preparedness union strategy) che prevede una sessantina di “buone pratiche” su cui costruire la prevenzione e la gestione dei roghi. Le strategie però contano comunque sul contributo dei singoli: vedi gli inviti delle linee guida della Protezione civile a chiamare il 115 appena si vede del fumo («Non pensare che altri l'abbiano già fatto») e a non farsi incantare dal fuoco: «L'incendio non è uno spettacolo, non sostare lungo le strade».Dai boschi alle città: in attesa che facciano sentire effetti significativi le strategie urbanistiche per combattere le “isole di calore” tipiche delle città (“boschi urbani” per creare aree verdi sempre più diffusi, “isole blu” con fontane e altre fonti d’acqua e di nebulizzazione, “depaving”, cioè sostituire l’asfalto con materiali più chiari...), l’aria condizionata è diventata un must nelle case e negli uffici. E ancora di più nelle fabbriche, dove si usano macchinari che producono calore. Questo però significa prevedere consumi di elettricità sempre più elevati, che potrebbero causare blackout come quello del 28 settembre 2003, figlio dell’abnorme richiesta di energia provocata da una delle prime ondate di calore del nuovo millennio. Per evitare blocchi del genere, Terna, proprietario e gestore della rete di trasmissione dell’elettricità, ha definito un piano di emergenza (il Pesse) che prevede un programma di sospensioni parziali dell’erogazione di energia elettrica, in modo da prevenire blackout incontrollati: l’interruzione di energia coinvolge a turno tutte le utenze del Paese a eccezione di quelle di primaria importanza, come ferrovie e aeroporti. In base alle previsioni meteo scattano i vari livelli di avvicinamento al Pesse (“pre allerta”, “allerta” e “attivo”, con una ulteriore distinzione tra cinque gradi di gravità). Il sistema evidentemente non era in funzione nei giorni scorsi a Torino, quando il termometro ha toccato i 37 gradi e interi quartieri si sono ritrovati ad affrontare blackout a macchia di leopardo.L’altro fronte più a rischio è l’acqua, e qui già partiamo male: «Il rapporto su acqua e crisi climatica di Italy for Climate che presentiamo in questi giorni mostra che da noi la disponibilità pro capite è metà della media europea, a fronte di un record di consumi», dice Andrea Barbabella della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. «La dispersione degli acquedotti, i grandi consumi in agricoltura e l’uso eccessivo in casa ci mettono a rischio secondo il Water Exploitation Index, che misura quanta acqua si consuma rispetto alla quantità disponibile. Questo indicatore dovrebbe essere inferiore al 20 per cento, ma noi arriviamo normalmente al 27, con regioni del Sud che superano l'ottanta. E questo malgrado sia possibile limitare gli sprechi con innovazioni come quelle che hanno portato la Sicilia, la regione più colpita dalla siccità, ad avere il record italiano di sistemi di irrigazione ad alta efficienza». Con le ondate di calore infatti il consumo aumenta non solo per l’uso personale ma anche per l’agricoltura, dove si rischia di danneggiare o perdere i raccolti (l’anno scorso la scarsità d’acqua ha causato danni per quasi 7 miliardi di euro). Alessandro Delpiano, segretario generale dell'Autorità di bacino distrettuale del Po, sottolinea le due cause principali della crisi idrica: «La neve, che da sempre fungeva da serbatoio naturale accumulando acqua in inverno e rilasciandola gradualmente in estate, è oggi ridotta sia in spessore che in durata, fino all’80 per cento in alcune zone. Con la recente ondata di calore, poi, il manto si è di fatto già tutto sciolto. Questo significa che il serbatoio naturale che avrebbe dovuto fornire l’acqua durante l’estate, quest’anno semplicemente non c'è». Per tenere la situazione sotto controllo, «l'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici raccoglie dati su portate, livelli dei laghi, stato delle falde e utilizzi nelle diverse aree del distretto». Questo consente di evitare crisi improvvise nella disponibilità d’acqua, ma anche di limitare un evento molto dannoso per l’ambiente: «L’intrusione salina nell'intera area del Delta, che i bassi deflussi estivi rendono sempre più frequente e intensa: per combatterla sosteniamo la progettazione della barriera antisale sul Po di Pila».In attesa delle grandi opere, gran parte della lotta alle ondate di calore si combatte sul fronte del comportamento personale. Anche sul lavoro: «Più di quattro lavoratori su dieci non sanno riconoscere un colpo di calore, e meno di un terzo del campione che abbiamo analizzato sa che le patologie da calore possono essere anche mortali», denuncia Marco Morabito, responsabile del progetto Worklimate di Inail e Cnr per studiare i rischi provocati dalla crisi climatica sulla salute dei lavoratori. «L’informazione è essenziale: per questo sul sito di Worklimate mettiamo a disposizione schede informative in tutte le lingue usate dai lavoratori edili, che sono i più a rischio insieme a quelli agricoli: ricordiamo che il primo piano regionale contro il caldo è arrivato nel 2021 dalla Puglia, dopo la morte di una bracciante». È stata la tragedia di Paola Clemente a ispirare le strategie preventive che quest’anno sono già state adottate, con largo anticipo rispetto agli anni scorsi, in diverse regioni. Piani che prevedono la sospensione del lavoro nelle ore più calde e l’obbligo di mettere a disposizione dei lavoratori zone d’ombra e acqua potabile. E che riguardano anche altri settori a rischio, come la distribuzione e la manutenzione dei giardini: ma chiunque lavori all’aperto è a rischio, come ha mostrato nell’agosto scorso la morte di una guida turistica, Giovanna Maria Giammarino, sotto il sole del Colosseo. Dei rischi per gli sportivi (e per i fan assiepati per ore sugli spalti) si stanno occupando le federazioni: il calcio ha introdotto i cooling break obbligatori quando la temperatura supera i 32 gradi, mentre gli organizzatori dei Mondiali di quest’estate si preparano al fatto che un quarto delle partite potrebbero disputarsi con temperature pericolose per gli atleti. Ma il rischio del caldo riguarda tutti, soprattutto durante gli spostamenti quotidiani. «E qui la bicicletta mostra vantaggi imprevisti», dice Elisa Gallo, consigliera nazionale Fiab. «Perché godi della brezza apparente mentre pedali, e perché puoi legarla vicino alla tua meta, senza dover affrontare percorsi sfiancanti in parcheggi assolati». Tra le accortezze per chi usa la bici d’estate, Gallo segnala casco bianco, maglietta di ricambio e «bere prima di avere sete». È consigliata anche una mantella d’emergenza: perché il caldo afoso, si sa, porta con sé il rischio di temporali estivi. Anche se tecnicamente siamo ancora in primavera.