Vendita di pneumatici all’esercito russo, una «segreta dipendenza» e «strette relazioni» con Mosca. Sono queste le accuse del fondo hedge newyorkese Grizzly Research rivolte a Pirelli, messe nero su bianco in un rapporto pubblicato nella notte di giovedì 4 giugno. I presunti rapporti della multinazionale italiana con il Cremlino rappresentano «una minaccia per la sicurezza nazionale occidentale», sottolinea il report. Secca la replica di Pirelli: quanto scritto «non corrisponde al vero», riferisce in una nota, dove viene sottolineato che l’azienda non produce «pneumatici a fini militari, come peraltro già noto e comunicato da tempo alle autorità competenti italiane». Il mandato ai legali In aggiunta, «a tutela di tutti gli azionisti e del buon nome della società», Pirelli «ha dato mandato a Gatti Pavesi Bianchi Ludovici Studio Legale Associato di agire in tutte le sedi contro chi ha diffuso queste informazioni false». Un episodio, questo, che ricorda gli attacchi di due hedge fund contro Brunello Cucinelli di fine settembre, additato di aver violato le sanzioni europee inflitte alla Russia con l’avvio dell’invasione dell’Ucraina.

Grizzly Research ha assunto una esposizione corta sul titolo di Pirelli – e guadagna nel caso di discesa del titolo, che oggi viaggia in territorio negativo –. Nel suo rapporto, definisce erronea «la percezione» degli investitori sul fatto che la Russia «rappresenti una parte piuttosto irrilevante» delle attività di Pirelli, dove opera con due stabilimenti a Kyrov e Voronezh. Mentre Michelin, Nokian, Continental, Goodyear e Bridgeston le hanno interrotte a seguito dello scoppio della guerra in Ucraina, sostiene il fondo. Cosa dice il rapporto Secondo cui, andando nel dettaglio, ci sono «documenti depositati in Russia» che indicherebbero che «il 10% degli utili netti di Pirelli proviene dalle sue attività nel Paese», a fronte del «6% dei ricavi» che la Bicocca indica provengano, nel loro insieme, da Russia, Medio Oriente, Africa e India. Il presunto incremento del business russo può essere «trainato dalla domanda derivante dall’invasione russa dell’Ucraina», sostiene Grizzly Research. Che rivendica di aver scoperto un «centro di produzione di pneumatici nell’Ucraina occupata, indicato sul sito web di Pirelli» fornitore dell’esercito del Cremlino. Inoltre, a detta del fondo, il polo produttivo a Kirov «opera in un complesso industriale che ospita anche un produttore statale di pneumatici, controllato da un istituto di ricerca militare» che, a sua volta, detiene «una partecipazione del 25% in gran parte delle attività di Pirelli in Russia». Al suo fianco, ci sarebbe un 9,99% detenuto da un altro azionista che «sembra» collegato allo stesso istituto.