Sanremo, un nonno, un muro. E vent'anni dopo, una semifinale al Roland Garros. La storia di Matteo Arnaldi raccontata attraverso 20 cose (più 1) che forse non sapevi.
@FB/Matteo Arnaldi
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È nato nella città del FestivalHa cominciato con un nonno e un muroPrima di scegliere la racchetta, ha provato tuttoSuo padre lavora in banca, sua madre nella sanitàHa una sorella minore di nome SofiaHa fatto il liceo scientifico sportivoÈ tornato al suo circolo per ricominciareÈ alto 185 centimetri e gioca con il rovescio bimaneÈ diventato professionista nel 2019Il primo titolo Challenger è arrivato a Francavilla al MareIl 2023 è stato l’anno in cui l’Italia l’ha scopertoHa vinto la Coppa Davis da protagonistaIl suo miglior ranking è la posizione numero 30Nel 2024 ha fatto un’impresa silenziosa al Roland GarrosIl 2025 è stato fermo per un infortunio al piedeLa rinascita è partita da un Challenger in SardegnaSi è conosciuto con la sua fidanzata grazie a una pizza a PerugiaPer la prima volta tre italiani ai quarti dello stesso SlamÈ Global Brand Ambassador di Golden GooseÈ arrivato in semifinale partendo da oltre il centesimo posto+1. Lo chiamano “Arnaldo” e “The Wall”.
All’una di notte del 2 giugno 2026, sulla terra rossa del Roland Garros, Matteo Arnaldi era sotto di due break nel quarto set contro Frances Tiafoe. Stava perdendo. Stava cedendo fisicamente. Stava per uscire da un torneo in cui era entrato quasi in punta di piedi, reduce da mesi di infortuni e da una classifica scivolata oltre il centesimo posto. E invece no. Ha vinto nove dei successivi tredici game. Ha chiuso al quinto set. Quando gli hanno messo il microfono davanti, ha detto solo: «Non so come faccio a stare in piedi qui».










