Nel 2023 gli accessi al pronto soccorso in Italia hanno superato i 18 milioni. Circa il 68% erano codici a bassa gravità, quasi quattro milioni classificati come impropri. Significa che una parte consistente di chi si è presentato al pronto soccorso non aveva un’emergenza — aveva un problema che il territorio non era riuscito a gestire prima.
Eppure, il dibattito sanitario a Catanzaro, da mesi ruota intorno a una domanda sola: dove costruire il nuovo ospedale. Ogni settimana una mozione, una dichiarazione, un vertice di maggioranza. Chi spinge per la zona di Germaneto ha le sue ragioni — lì c’è già il Policlinico universitario, i collegamenti stradali, lo spazio per crescere. Chi difende il centro risponde che il Pugliese e il Ciaccio esistono già, sono stati rinnovati, e spostare tutto significa tagliare fuori chi non ha una macchina o fa fatica a muoversi. Entrambe le posizioni hanno senso. Il problema è che nessuna delle due risponde alla domanda che dovrebbe stare al centro: a quale tipo di sanità serve questo ospedale?
Perché un ospedale esiste dentro un sistema. E se il sistema intorno è debole, qualunque ospedale si ritrova a fare tutto: l’emergenza, la cronicità, la fragilità, il controllo di routine che nessun altro ha gestito. Questo non è un problema di edifici. È un problema di modello.









