Non solo i negoziati che - nonostante l’ottimismo sbandierato a giorni alterni - proseguono con difficoltà. Ora per Donald Trump si apre un altro fronte di problemi. Interni, questa volta. Perché la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione che ordina il ritiro delle truppe americane dalla guerra in Iran. Un duro colpo - politico - per un presidente che, fin dall’inizio del conflitto a febbraio, ha scelto quando ha potuto di bypassare il Congresso.La risoluzione, adottata con quattro membri del Partito repubblicano che si sono uniti ai Democratici, è in gran parte simbolica, poiché il presidente degli Stati Uniti può porre il veto sul provvedimento se questo ottiene l'approvazione del Senato. Dove i repubblicani hanno la maggioranza. Ma è un chiaro e ulteriore segnale di insoddisfazione verso un presidente che, con percentuali di popolarità in picchiata, si appresta tra qualche mese ad affrontare le elezioni di mid term.“Questo è un messaggio forte e inequivocabile a Donald Trump, a nome del popolo americano: è giunto il momento di porre fine alla sua guerra di scelta in Iran, profondamente impopolare e illegale”, hanno scritto su X i membri democratici della commissione esteri della Camera.A proposito di Iran, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Trump avrebbe confidato ai suoi collaboratori di non voler tornare a una guerra su larga scala contro Teheran, a meno che non vengano uccisi soldati statunitensi. Una linea rossa che fotografa le difficoltà del presidente: da un lato la necessità di mostrarsi inflessibile verso il regime iraniano, dall'altro la consapevolezza che un nuovo allargamento del conflitto rischierebbe di aggravare ulteriormente il malcontento dell'opinione pubblica americana.Lo stesso quotidiano statunitense sottolinea come l'amministrazione stia tentando di tenere in vita il fragile cessate il fuoco raggiunto nei mesi scorsi e di riaprire il canale negoziale con Teheran per arrivare a un accordo che metta fine alle ostilità. Un obiettivo che però appare ancora lontano: le posizioni restano distanti, mentre sul terreno continuano episodi di tensione - come i raid delle scorse ore e poi la risposta iraniana su Kuwait e Bahrein - che rischiano di compromettere ogni tentativo di mediazione.Per Trump il problema non è soltanto diplomatico. La guerra, nata con la promessa di una rapida vittoria e di una soluzione definitiva alla questione iraniana, si è trasformata in un logorante terreno di scontro politico. E ora, mentre i negoziati arrancano e il Congresso torna a rivendicare il proprio ruolo nelle decisioni di guerra, il presidente si ritrova a dover fronteggiare una contestazione che arriva anche da una parte del suo stesso partito.
Per Trump uno stop dalla Camera Usa, che ordina il ritiro dalla guerra in Iran (ma il presidente può porre il veto)
La risoluzione è passata anche con il voto di quattro repubblicani, ma il tycoon ha il potere di bloccarla. Il Wsj: la linea rossa per la ripresa del conflitto










