Agli atti anche le chat che Manuela Aiello e Emanuel Iannuzzi avevano con le sorelle di Beatrice, morta lo scorso 9 febbraio a Bordighera. In una scrivevano, commentando le foto della bambina con il volto tumefatto: “Minchia, mi sono spaventato nel vederla, mamma mia. Che faccia da c… ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?”.

Manuel Iannuzzi

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Aveva appena nove anni, ma era spesso lei a badare alle sorelle più piccole – di 7 e 2 anni – dando loro da mangiare e somministrando loro i farmaci quando la mamma era assente, cioè molto spesso: è quanto emerge dalle indagini che hanno portato alla richiesta di misura cautelare, firmata dal pm Veronica Meglio, per Manuela Aiello e Emanuel Iannuzzi, i due coniugi accusati di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice a Bordighera, avvenuta il 9 febbraio scorso.

Tra il materiale a disposizione dei magistrati ci sono le prove del sostanziale abbandono in cui vivevano le bambine; tra il 14 e il 17 gennaio, ad esempio, stettero sempre sole, salvo momentanei e limitati rientri a casa da parte della mamma. "In tre giorni – scrivono i magistrati – trascorreva con le figlie qualche manciata di ore, abbandonandole e ignorando le numerose chiamate, anche in piena notte, che rimanevano senza risposta. Sostanzialmente nel mese di gennaio 2026 passava quasi tutte le sere presso l'abitazione di Iannuzzi a Perinaldo, mentre le figlie rimanevano nella casa di Bordighera". Ma è dalle chat che emergono altri elementi decisamente inquietanti. Le fotografie che la sorella maggiore inviava alla mamma mostravano la presenza quasi costante di ecchimosi sul volto della bambina tra la fine di dicembre e i primi giorni di febbraio. "Beatrice per più di un mese – si legge nel provvedimento del pubblico ministero – ha sempre avuto il volto deturpato da vistose ed estese ecchimosi; ciononostante, né la madre, né gli altri familiari e, in particolare, i nonni materni non facevano nulla per sottoporla ai dovuti e necessari soccorsi. Desta particolare inquietudine l'ecchimosi ritratta nella fotografia del 22.1.2026 che quasi non consentiva a Beatrice di tenere l'occhio aperto e che pare riconducibile ad un colpo spropositatamente violento: anche in questo caso a fronte di tali lesioni personali la Aiello non portava la figlia più piccola dal pediatra né presso il Pronto Soccorso".