Raccontano che il generale in congedo, appena saputo dell’incidente di Emanuele Pozzolo, si sia “leggermente” alterato: ecco l’intoppo comunicativo che non ci voleva, a ridosso dell’assemblea costituente di Futuro nazionale a Roma del 13 e 14 giugno dove, in grande stile, sono stati spediti gli inviti a tutti i partiti, compresi quelli del campo progressista.
Il deputato ex FdI, fondatore del gruppo di Futuro nazionale alla Camera, era appena tornato nel biellese dalla Liguria, dove aveva portato a casa nuovi acquisti locali. Oggi c’era da annunciare un altro arrivo dal Consiglio comunale di Torino, un ex leghista. Quota 90 mila iscritti è vicinissima, poi si preannunciano nuovi deputati pronti al salto sul carro in ascesa, insomma: Pozzolo ha interrotto un po’ la magia. «Può succedere a tutti — prova a minimizzare Massimiliano Simoni, il coordinatore di Fn e consigliere regionale in Toscana, vero dominus del partito subito dopo Vannacci — Cosa dovevamo fare, giustiziarlo sul posto? Nessuno si è fatto male, neanche il cane, ci ha rimesso la macchina e la patente. Ha già pagato per l’errore».
Ma le cose non sono così lineari, perché il partito di Vannacci sta imbarcando tanto, e di tutto, senza preoccuparsi troppo di fare un po’ di selezione. Non solo ex e neofascisti, compresi quelli capaci di mettere online foto col saluto fascista nel Giorno della memoria — parliamo di Checco Lattuada, che Pozzolo aveva nominato responsabile per la Lombardia della fase pre-assembleare — ma «gente completamente sciroccata», sentenzia dietro le quinte un futurista perplesso. Perché se a Vigevano puoi candidare a sindaco un avvocato educato come Furio Suvilla, che tra parentesi ha annunciato che al secondo turno non appoggerà il candidato di FI, a Trieste entra il consigliere comunale Ugo Rossi, il no vax che correva col partito 3V (“vaccini vogliamo verità”), estimatore pubblico di Vladimir Putin e per questo varie volte ospite della Zanzara.













