di
Alessandra Coppola
Casella fu rapito a Pavia nel 1988, quando aveva 19 anni. Trascorse in prigionia 743 giorni, la maggior parte dei quali sull'Aspromonte. «Dopo la liberazione volevo fare tante cose tutte insieme, poi ebbi un tracollo anche fisico: ero passato dallo stare in silenzio, da solo, a un’attenzione enorme»
Lo yogurt, per esempio. «L’ho chiesto da mangiare» racconta Cesare Casella, «mi hanno risposto "E che cos’è?". Lì ho capito dove ero finito». Su un altro pianeta, lontano anni luce dal mondo conosciuto. «Non dico che fosse come tornare al Medioevo, ma non mi sentivo in Italia». Eppure, lo era; una porzione di Paese sperduto e dimenticato: l’Aspromonte del 1988.
Tutt’attorno il mondo cambiava, nel cuore della Calabria restava una bolla spazio-temporale. E dentro una buca scavata nella montagna, un diciottenne pavese incredulo e spaventato cercava di capire dove fosse stato catapultato.






