Caro ministro dell’Istruzione e del Merito, non ci siamo proprio! Stavolta non si tratta di un lapsus, di un errore, di uno scivolone. Di fronte all’aggressione di un professore (l’ennesima) dell’Istituto di istruzione superiore “Peano – C. Rosa” di Nereto, lei ha inviato un comunicato stampa dove dichiara: “Va ripristinato il rispetto della autorità dei docenti, non vi può essere nessuna indulgenza verso i violenti. La scuola è il luogo della educazione e del rispetto non della prevaricazione e della prepotenza”.
Ha scritto autorità, non autorevolezza. Non so se si rende conto ma il termine autorità evoca la capacità di farsi obbedire o rispettare, basata sul potere legittimo (riconosciuto da leggi e istituzioni) mentre l’autorevolezza è la capacità di farsi ascoltare, rispettare e seguire in modo spontaneo grazie alle proprie competenze, alla coerenza e al carisma. A differenza dell’autorità (imposta da un ruolo o da una gerarchia), l’autorevolezza si guadagna sul campo e si basa sulla fiducia.
Capirà che si tratta di una questione pedagogica.
Chi scrive è tra i giornalisti e maestri che non l’ha “condannata” per aver erroneamente attribuito l’omicidio di Piersanti Mattarella alle Brigate Rosse perché so bene che lei, professore di diritto romano, conosce bene la nostra Storia. A proposito dell’uso di quell’ “umiliandosi”, nel mio libro La pubblica (d)istruzione, ho parlato di un chiaro lapsus.








