Rocco Basilico, sempre più aggressivo, diffida Delfin dal mettere in discussione il suo ruolo di socio

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Si riaccendono gli animi tra i soci dell'Istituto europeo di oncologia. Nel 2018 il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio, aveva messo sul tavolo un piano da 500 milioni per trasformarlo in un campus medico-scientifico integrato. Per sostenerlo aveva donato alla sua Fondazione una parte significativa del suo patrimonio. Ma il progetto si era scontrato con il niet dell'allora ad di Mediobanca (primo socio dello Ieo con il 25,3%), Alberto Nagel. Ora, a quasi nove mesi dall'uscita di Nagel da Piazzetta Cuccia conquistata da Mps, il progetto sta tornando in auge sotto la regìa del presidente di Delfin, Francesco Milleri. Sembra infatti rafforzarsi il riavvicinamento tra la galassia Del Vecchio e le diverse anime dell'azionariato, che oltre a Mediobanca conta tra gli altri Unipol, Pirelli, Intesa Sanpaolo, Generali, Banco Bpm, Tim e Mediolanum. Cui però si aggiunge anche il 18,46% della Fondazione Leonardo Del Vecchio presieduta dalla vedova Nicoletta Zampillo (nonché azionista di Delfin). Nell'ultima assemblea dello Ieo è arrivato il via libera all'unanimità ai conti del 2025 ma si è registrata l'astensione proprio della Fondazione sul rinnovo del collegio dei revisori dei conti, poi deliberato a maggioranza. Fonti vicine a Zampillo spiegano che i nomi per il collegio sindacale sono arrivati direttamente in assemblea e, quindi, non ci sarebbe stato il tempo di una valutazione ponderata sui singoli profili dei revisori.Sullo sfondo, continua la guerra sull'eredità scatenata dal figlio di primo letto della stessa Zampillo, Rocco Basilico, contro il fratellastro Leonardo Maria Del Vecchio. I legali di Basilico hanno scritto una lettera di diffida al cda di Delfin chiedendo di evitare qualsiasi azione che possa mettere in discussione il suo ruolo come legittimo azionista (con il 12,5% del capitale). Basilico replica così alla decisione della madre che nei giorni scorsi aveva messo in dubbio la validità legale della rinuncia - da lei firmata dopo la morte di Del Vecchio nel 2022 - all'usufrutto su questa quota di Delfin. Rinuncia che aveva permesso al figlio, che ne aveva la nuda proprietà, di diventarne proprietario, con tutti i diritti di voto connessi.