Reverso, il nuovo wine bar aperto a Milano in via Savona, prova a ripensare l'esperienza della degustazione attraverso strumenti digitali, analisi delle preferenze e intelligenza artificiale. Se per decenni l'innovazione nel settore vinicolo si è concentrata soprattutto sulla produzione -viticoltura di precisione, monitoraggio climatico, automazione in cantina, tracciabilità - molto meno si è discusso di come la tecnologia possa trasformare il momento del consumo. L'idea nasce durante un soggiorno a Londra a contatto con il modello degli smart wine dispenser, sistemi che consentono non solo di servire il vino al calice in condizioni ottimali, ma anche di raccogliere informazioni utili sulle scelte dei consumatori. Da quella scoperta prende forma un progetto, il cui risultato è The Wine Society, startup innovativa che ha dato vita a Reverso e che si è classificata al primo posto nella sedicesima edizione del Bando Incubatore d'Impresa "Dall'Idea all'Impresa", promosso dalla Camera di Commercio di Como-Lecco in collaborazione con ComoNExT Innovation Hub. Un riconoscimento che testimonia come il progetto sia stato valutato non soltanto come iniziativa nel settore dell'hospitality, ma come modello imprenditoriale ad alto contenuto innovativo.Foto: Irina LitvinenkoDai dispenser intelligenti a un'esperienza costruita sui gusti del clienteL'elemento che distingue Reverso dal tradizionale wine bar è la presenza di cento vini contemporaneamente disponibili al calice attraverso una rete di dispenser intelligenti. Un sistema che consente di degustare etichette molto diverse tra loro scegliendo tra tre formati: assaggio da 25 millilitri, calice da 75 millilitri o calice da 125 millilitri. La tecnologia, tuttavia, non serve soltanto a erogare il vino. Ogni degustazione effettuata tramite wine card o applicazione dedicata contribuisce a costruire uno storico delle preferenze del cliente. Le etichette assaggiate, i vini selezionati e le indicazioni fornite dall'utente diventano informazioni che permettono al sistema di comprendere meglio gusti e inclinazioni personali. È questo il principio che i fondatori definiscono un approccio "bottom-up": invece di proporre percorsi predefiniti, il locale cerca di ascoltare il consumatore e adattare progressivamente l'esperienza alle sue preferenze. L'obiettivo dichiarato è rendere il vino più accessibile, compresi i grandi nomi e le etichette di fascia alta, offrendo a ciascun ospite la possibilità di esplorare liberamente territori, vitigni e stili produttivi. In questa prospettiva il wine bar assume alcune caratteristiche tipiche dei servizi digitali contemporanei, nei quali la personalizzazione diventa uno strumento per migliorare l'esperienza dell'utente senza sostituire il ruolo delle persone.Foto: Irina LitvinenkoL'intelligenza artificiale entra in sala, ma il sommelier resta centraleAl centro del progetto troviamo l'applicazione che accompagna la degustazione. Oltre alle schede tecniche e ai contenuti multimediali dedicati alle singole etichette, la piattaforma integra un sommelier virtuale basato sull'intelligenza artificiale. Il sistema dialoga con l'utente attraverso una prima intervista conoscitiva e utilizza le informazioni raccolte insieme allo storico delle degustazioni per suggerire vini, percorsi di assaggio e nuove scoperte coerenti con le preferenze emerse nel tempo. L'obiettivo non è sostituire la consulenza professionale, ma semplificare l'accesso a un universo che spesso può apparire complesso a chi non possiede competenze specifiche. La scelta è significativa perché affronta uno dei principali ostacoli alla diffusione della cultura del vino: il timore di non conoscere abbastanza. L'intelligenza artificiale diventa così uno strumento di accompagnamento, capace di fornire indicazioni personalizzate e di aiutare il cliente a orientarsi tra centinaia di etichette provenienti da paesi, territori e tradizioni differenti. Parallelamente resta centrale il ruolo del team umano. I sommelier presenti in sala continuano a essere consulenti e narratori dell'esperienza, interpretando le esigenze degli ospiti e costruendo percorsi di degustazione su misura. La tecnologia opera quindi come complemento e non come sostituzione delle competenze professionali.La proposta food vede la consulenza dello chef Matteo Giovanoli, founder di Autentico Bistrot