Una lezione di legalità con un’ospite speciale, ma soprattutto un dialogo senza filtri tra studenti e chi quotidianamente vive la lotta contro la criminalità. Nell’aula magna della scuola secondaria di primo grado Don Milani di Lodi, ieri mattina le classi terze hanno incontrato il magistrato Marisa Manzini, procuratore aggiunto della Procura di Cosenza, nell’ambito del progetto “Custodi del Futuro” dedicato alla cittadinanza attiva e alla cultura della legalità. Ad aprire l’incontro è stata la dirigente scolastica Stefania Menin, che ha ribadito l’importanza di formare cittadini consapevoli. Al suo fianco il professor Francesco Fabbricatore, che ha invitato i ragazzi a superare gli stereotipi legati alla figura del magistrato. "Se pensate alla parola giudice vi verranno in mente film e serie tv, ma un giudice non è solo carte e norme. È una persona che dedica la vita agli altri e al rispetto della legge".

L’incontro ha assunto subito la forma di un confronto diretto. Domande e risposte si sono ripetute, partendo da un interrogativo posto dalla stessa pm: "Qualcuno sa cos’è la ‘ndrangheta?". Da lì una riflessione sulla criminalità organizzata, sul suo radicamento nel territorio e sulla sua capacità di infiltrarsi nell’economia. "La Calabria è bellissima, ma ha anche problemi enormi - ha spiegato Manzini -. La ‘ndrangheta non è solo lì. Ha ramificazioni lungo tutto lo Stivale, anche qui al Nord. Acquista negozi, industrie e investe nell’economia locale". Un fenomeno che trova nel traffico di droga una delle principali fonti di guadagno. "Quando arriverete alle scuole superiori c’è un’alta probabilità che possiate entrare in contatto con le droghe. Dietro quel mercato ci sono le organizzazioni criminali che poi reinvestono il denaro per ripulirlo". La magistrata ha poi raccontato la scelta che, dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino, l’ha portata in Calabria. "La stagione delle stragi ha suscitato in noi giovani magistrati la volontà di fare qualcosa per la nostra nazione. Nel gennaio del 1993 sono arrivata in Calabria e non me ne sono più andata". Gli studenti hanno a loro volta raccontato alcune delle storie approfondite a scuola e si sono interessati alle emozioni personali del lavoro di magistrato. "Capita spesso di sentirsi coinvolti umanamente - ha ammesso Manzini -. Ma le norme devono tracciare la linea e vanno rispettate".