La mossa di Unicredit sui derivati che porta di fatto la banca italiana oltre il 50% di Commerzbank non è piaciuta ai tedeschi. Peggio: i vertici della banca sono convinti che l’architettura finanziaria messa in piedi dal gruppo guidato da Andrea Orcel potrebbe non esser stata del tutto trasparente e che potrebbe aver violato alcune norme. Abbastanza perché Francoforte decidesse di inviare una prima segnalazione alla Bafin, l’authority che in Germania vigila sui mercati. Alla prima, però, ne ha fatto seguito una seconda, nei giorni scorsi, quando è emerso che l’adesione all’Ops è balzata al 7,58%: un movimento strano - ritengono a Francoforte - perché l’offerta si muove ancora a sconto rispetto al concambio e gli investitori istituzionali avrebbero potuto guadagnare di più vendendo i loro titoli sul mercato. Al punto che nei corridoi di Commerz i dirigenti del gruppo ipotizzano che possa esserci un concerto, tra Unicredit e le controparti con cui Gae Aulenti ha sottoscritto i contratti derivati. «Sulla base delle informazioni a nostra disposizione - si legge in un memo interno di Commerz -, una parte significativa delle azioni conferite potrebbe provenire da partecipanti al mercato che sono contemporaneamente controparti in derivati con Unicredit. Stiamo analizzando il processo con estrema attenzione». Un’accusa non banale: per Francoforte, le azioni consegnate all’Ops sarebbero degli stessi investitori con cui la banca guidata da Orcel ha sottoscritto contratti derivati per oltre il 13% del capitale.
Commerz-Unicredit, battaglia legale per bloccare l’offerta tricolore
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