«Proporre come modello lo stile di vita elegante e al tempo stesso genuino, armonioso e sereno degli abitanti». Recita così il vocabolario Treccani alla voce “Bevagnizzazione”. Il neologismo è stato creato dal sociologo Giuseppe De Rita, presidente del Censis, che ha eletto il comune di Bevagna, in Umbria, a «simbolo del vivere tranquillo». Una questione di storia: visitare Bevagna equivale a fare un vero e proprio viaggio nel passato, dall’epoca romana al Medioevo e oltre. E una questione di ritmo, tra tradizioni da riscoprire e armonia della comunità, per quella filosofia del “buon vivere” che si fa cardine del tessuto sociale. E chiave della contemporaneità.

LA FILOSOFIA «Qui a Bevagna si vive in tranquillità a contatto con la storia e con l’arte: molti che sono venuti in visita, poi hanno acquistato casa per rimanere», racconta la sindaca Annarita Falsacappa. «Il nostro stile di vita affascina e crea lavoro. Prendendo le mosse dall’importanza del centro in epoca medievale, abbiamo recuperato e fatto rivivere gli antichi metodi di lavorazione. Dagli stracci realizziamo la carta detta bambagina. Effettuiamo anche la lavorazione della seta, direttamente dal baco. E la soffiatura del vetro, la preparazione della cera, la lavorazione di canapa, corde, ferro e altro ancora». Non a caso, il comune è amato e visitato dai grandi del cinema. Qui, nel 1936, Mario Mattoli ha girato Musica in piazza. E non solo. «Franco Zeffirelli e Liliana Cavani negli Anni Sessanta/Settanta venivano a cercare ambientazioni per i loro film d’epoca. Ed è così ancora oggi. Nelle nostre botteghe artigiane, attive tutto l’anno, Pupi Avati ha cercato oggetti per Dante. E lo ha fatto anche Paul Verhoeven, che qui si è fermato due mesi, per Benedetta. Grazie alla nostra operosità abbiamo trasformato il passato in un modo per rendere vivo il paese», aggiunge la sindaca. La storia di Bevagna, però, inizia ben prima del medioevo. Le notizie sul centro abitato risalgono alla conquista romana dell’Umbria. E nel cuore del comune è possibile fare un percorso archeologico alla scoperta delle antiche terme, con pavimento a mosaico in tessere bianche e nere, e del teatro che sorgeva nei pressi del Foro, di cui rimangono visibili due ambulacri semicircolari. Senza dimenticare il tempio, poco distante, poi trasformato nella chiesa della Madonna della Neve, e una domus rinvenuta nel cortile dietro casa Silvestri. Anche le mura medievali sorgono su fondamenta romane. Entrando da Porta Cannara si giunge in piazza Garibaldi, «restituita alla comunità nel 2023 e pluripremiata per il recupero della città esistente», sottolinea Falsacappa. «Ogni monumento rappresenta una storia e sono tante epoche differenti a intrecciarsi in città. Nella parte alta dell’abitato sono evidenti i monumenti romani, nella parte bassa, quelli medievali. Ma c’è anche molto altro». Così la chiesa di San Michele, eretta verso la fine del XII secolo, con facciata in stile romanico. E quella di San Silvestro, risalente al 1195, che conquista gli sguardi con la sua facciata incompiuta. «Si racconta che mentre i lavori erano in corso, Enrico VI vide la chiesa e poiché era stata osservata dall’imperatore si stabilì che non era più il caso di completarla». Poi, Palazzo dei Consoli, costruito nel 1270. Tutti e tre gli edifici affacciano su piazza Silvestri, ritenuta uno dei più significativi esempi di urbanistica medievale». Il giusto scenario per far rivivere, appunto, le tradizioni dell’epoca in cui si scontravano guelfi e ghibellini. All’interno del palazzo duecentesco, però, c’è anche un teatro ottocentesco. È cinquecentesco, invece, il santuario della Madonna delle Grazie – è datato 1583 – che custodisce una serie di dipinti di Ascensidonio Spacca. LA STORIA Risale al Settecento Palazzo Lepri, progettato da Andrea Vici, poi usato fino al 1997 come municipio. Stessa epoca – è stata costruita nel 1725 – per la chiesa di San Filippo, con affreschi del 1757 attribuibili a Domenico Valeri. Nelle fondamenta è stato trovato il torso di un’antica statua, forse di Dioniso, poi trasferito a Roma, ai musei Capitolini. Intorno all’abitato, alcuni castelli, eretti sulle colline a protezione del centro, che sorge invece in pianura. «La storia invita a visitare il comune ma è anche il paesaggio incontaminato a sedurre – dice Falsacappa - Il nostro perimetro è definito dalle mura e prima ancora dai fiumi». E dal gusto. Bevagna è sulla Strada del Sagrantino, vitigno introdotto nel Paese, forse dalla Grecia, in epoca romana. Assaggi – e sorsi – di storia.