La guerra04 giugno 2026 alle 00:45Fermato un palestinese iscritto a Tor Vergata: «È un terrorista» Netanyahu attacca i leader occidentali in tv: «Non hanno fegato»
Washington.
Una raffica di missili e droni contro il Kuwait, l’attacco più violento dal cessate il fuoco iniziato ad aprile, che ha dimostrato come l’Iran abbia ancora la capacità di infliggere danni ai suoi vicini e non solo. É stata una notte di fuoco nel Golfo Persico, con un bilancio provvisorio di un civile ucciso e oltre 60 persone ferite all’aeroporto internazionale di Kuwait City. Dall’altra parte gli Stati Uniti hanno rivendicato di aver abbattuto diversi missili e droni iraniani, e condotto raid difensivi sull’isola di Qaeshm. Il tutto mentre Donald Trump, in un’intervista al New York Post, ha auspicato un incontro con l’ayatollah, Mojtaba Khamenei, sostenendo che il leader sia coinvolto nei negoziati di pace e assicurando che Teheran ha accettato di rinunciare all’arma nucleare. La tensione nell’area si è alzata da giorni: sebbene tutti continuino a dichiarare che il cessate il fuoco rimane in vigore, nelle ultime ore i venti di guerra hanno ripreso a soffiare.
I raid
Le forze armate Usa hanno definito le proprie azioni atti di autodifesa, mentre Teheran ha dichiarato di agire per rappresaglia contro i raid americani. Il Comando centrale statunitense ha reso noto che mercoledì l’Iran ha lanciato missili e droni anche contro il Bahrein, oltre che contro equipaggi civili nelle acque limitrofe. I pasdaran, dal canto loro, hanno dichiarato di aver preso di mira il quartier generale della Quinta Flotta americana nel paese del Golfo e una nave Usa, identificata come la “Panaya”. Ma l’attacco più pesante della notte si è abbattuto sul terminal 1 dell’aeroporto Internazionale del Kuwait.











