Saranno in sei a contendersi il Premio Strega dell’ottantennale. Nella serata dell’8 luglio, fissata in piazza del Campidoglio per celebrare al meglio il compleanno del concorso nazionale più importante d’Italia, si ritroveranno Michele Mari con I convitati di pietra (Einaudi, proposto da Vittorio Lingiardi), Matteo Nucci con Platone. Una storia d’amore (Feltrinelli, presentato da Giancarlo De Cataldo), Bianca Pitzorno con La sonnambula (Bompiani, patrocinato da Roberta Mazzanti), Teresa Ciabatti con Donnaregina (Mondadori, da Roberto Saviano), Alcide Pierantozzi con Lo sbilico (Einaudi, da Donatella di Pietrantonio) ed Elena Rui con Le vedove di Camus (L’orma, da Lisa Ginzburg). È l’esito dello scrutinio di semifinale svoltosi come di consueto nel teatro romano di Benevento che già dalle schede attribuite ai titoli della sestina prefigura l’andamento dell’ultimo strappo: Mari ha ottenuto 280 voti, Nucci 242, Pitzorno 195, Ciabatti 184, Pierantozzi 170 e Rui 163.
Premio Strega 2026, svelati i finalisti a Benevento: guida la sestina Michele Mari con “I convitati di pietra”Proprio il romanzo che la narratrice padovana residente in Francia ha dedicato alle vicende della moglie e delle tre amanti di Albert Camus costituisce la sorpresa in un passaggio tutto sommato in linea con le previsioni: sulla scorta dei larghi consensi ottenuti soprattutto dagli Amici della Domenica, il cuore della giuria dello Strega su una platea di 800 averti diritti - a votare sono stati in 677, l’84,6% - ha conquistato la sesta posizione e in ragione della clausola di salvaguardia per le case editrici medio-piccole sancita dal regolamento è scattato l’accesso alla finale. L’ultima volta si era verificato due anni fa, quando la vittoria andò a Donatella Di Pietrantonio con L’età fragile. Nella storia del Premio si tratta dell’undicesima sestina e nel 2022 addirittura si registrarono sette finalisti. Così può partire la corsa al Campidoglio. Michele Mari anche a Benevento ha confermato di godere dei favori dei pronostici. Peraltro, la sua storia che narra della scommessa sulla vita e sulla morte dei compagni della terza B del liceo Berchet, carica di significati metaforici ed elementi filosofici, aveva appena vinto il Premio Strega Giovani che nel concorso della Fondazione Bellonci sta rappresentando l’indicazione più accreditata ad anticipare il successo finale. L’anno scorso fu così con Andrea Bajani, nel 2024 con Di Pietrantonio, nel 2023 con Ada D’Adamo. Certo è che avere in finale due titoli Einaudi – di Mari e Pierantozzi – e uno di Mondadori – che dello Struzzo è la casa madre – renderà più complicate le strategie editoriali, già avviate e calibrate su una giuria ampliata per l’ottantennale fino raggiungere il numero di 800: 460 Amici della Domenica, 245 esponenti degli Istituti italiani di Cultura nel mondo, 30 dei centri di lettura e 65 lettori forti. Se un primo segnale dell’equilibrio dei poteri si può trarre dal voto di Benevento, lo zodiaco dovrebbe essere rispettato. Alle spalle de I convitati di pietra c’è Platone. Una storia d’amore, dove risalta l’immagine del filosofo nel profilo di un eterno ideale di giustizia e di libertà. Quindi Bianca Pitzorno, assente al Teatro Romano dove a sostituirla è stata Giulia Ichino, editor di Bompiani, che in La sonnambula ha delineato una creatura letteraria capace di salvarsi ascoltando e scrivendo le storie degli altri. Al terzo posto Teresa Ciabatti, autrice di Donnaregina che vive nel confronto tra una giornalista, una donna qualunque, e il male impersonato da Giuseppe Misso, ‘o nasone, il boss dei 182 omicidi. Alcide Pierantozzi, già nella cinquina del Premio Campiello assieme a Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia, nonostante il quinto posto può dirsi la rivelazione dell’annata e il suo romanzo colpisce per la trama in equilibrio tra mondo normale e sconfinamento nella malattia. Questi i voti ottenuti dagli altri libri in gara: Nadeesha Uyangoda con Acqua sporca (Einaudi), 147 voti; Maria Attanasio con La rosa inversa (Sellerio), 139 voti; Ermanno Cavazzoni con Storia di un’amicizia (Quodlibet), 137 voti; Mauro Covacich con Lina e il sasso (La nave di Teseo), 133 voti; Marco Vichi con Occhi di bambina (Guanda), 122 voti; Christian Raimo con L’invenzione del colore (La nave di Teseo), 119 voti. Sono da considerarsi la punta avanzata di una produzione di scrittura che – ha rilevato la presidentessa del comitato direttivo Melania Mazzucco – è tornata al romanzo romanzo inteso come forma narrativa in grado di contenere ogni oscillazione di genere. Spesso nato da un lutto, in molti casi dalla ferita della scomparsa di un padre, ma consegnando un livello di qualità molto buona, tanto da rendere assai difficile la selezione. Dei 79 partecipanti, i sei scelti a Benevento forse non saranno il meglio: comunque si offrono come una significativa sintesi di ciò che la letteratura italiana oggi elabora.











