La banca, nella valutazione del merito creditizio deve svolgere una istruttoria basata sui doveri di diligenza professionale e sui principi di sana e prudente gestione del credito.
Il merito creditizio richiede una lettura critica, documentata e prospettica della capacità dell’impresa di generare risorse, non può più essere trattata come un passaggio formale. Il Tribunale di Lecce ha rigettato l’opposizione di un istituto di credito (allo stato passivo di una società in liquidazione giudiziale) e ha dichiarato la nullità assoluta di un finanziamento da 350 mila euro concesso nel 2022.
Il prestito era assistito da garanzia pubblica del Fondo ex legge 662/1996. La banca chiedeva l’ammissione al passivo per oltre 358 mila euro. Secondo l’istituto, l’operazione era stata concessa per esigenze di sviluppo produttivo e non per difficoltà legate alla pandemia. La liquidazione giudiziale ha contestato l’istruttoria, sostenendo che la società non avesse subito danni dal Covid, presentasse dati di bilancio non aderenti alla realtà e avesse già una situazione fragile sul piano patrimoniale, fiscale e finanziario.
Il collegio leccese ha valorizzato questo profilo. La società risultava priva di adeguata patrimonializzazione, senza dipendenti da anni, con una sede ridotta, nessuna distribuzione di utili, precedenti finanziamenti garantiti dallo Stato e un indebitamento bancario sproporzionato. Inoltre, in alcune occasioni aveva dichiarato di essere stata danneggiata dal Covid e in altre lo aveva escluso.








