L’amministrazione comunale ha deliberato di acquistare gli immobili di via Carro per demolirli e farne una piazza nel cuore di San Berillo. Invece loro - lavoratori, migranti, studentesse e studenti medi e universitari, e membri di associazioni di terzo settore - hanno ripulito un edificio della strada, che era stato trasformato in discarica, lo hanno occupato e lo stanno mettendo in sicurezza. L’hanno chiamato “Laboratorio Meltin'Pot occupato”, Lampo come acronimo, a sottolineare che qui si intende praticare un meticciato culturale e creare un fronte antirazzista. Le attività che vi si terranno saranno decise nelle prossime assemblee cittadine finalizzate a capire le necessità della popolazione interessata, a elaborare idee e a individuare chi gestirà questa esperienza pensata all’insegna dell’antirazzismo, della prospettiva di classe, e del contrasto al modello di città che il governo nazionale e quelli locali stanno imponendo ai centri italiani.

Stanno impiegando i soldi del Pnrr - denunciano - per trasformare il nostro centro storico in una vetrina per turisti e per soddisfare gli interessi dei privati che su questo hanno costruito il loro business. Non ci sono posti per studenti non abbienti e per persone povere, italiane o migranti che siano. E gli unici luoghi in cui ci si può incontrare sono pub e bar a pagamento. «In città da tempo si registra un forte attacco agli spazi e ai centri sociali. Hanno chiuso lo studentato e il consultorio autogestiti, e abbattuto la Palestra Lupo per farci un parcheggio a vantaggio di pochi. Un attacco che ha l’obiettivo di delegittimare lo strumento dell’occupazione definito anacronistico, così come il conflitto sociale. Un modo per convincere che l’unico modello possibile è quello capitalista». In opposizione a questo approccio queste persone hanno scelto di prendersi un posto pubblico per viverlo insieme. Un luogo in cui potersi incontrare, discutere, fare amicizia e sperimentare insieme.