Il Parlamento europeo approva il nuovo sistema di salvaguardia: meno importazioni senza dazi, tariffa al 50% oltre quota e controlli più stretti sull’origine dell’acciaio
L’acciaio è tornato al centro della politica industriale europea. Non come settore del passato da accompagnare lentamente fuori mercato, ma come materiale essenziale per auto, cantieristica, costruzioni, infrastrutture, energia e difesa. Con il voto della plenaria di Strasburgo, il Parlamento europeo ha approvato il nuovo sistema di salvaguardia che dal 1° luglio 2026 sostituirà il regime attuale, in scadenza il 30 giugno.
Il testo riduce in modo netto le importazioni che potranno entrare nell’Ue senza dazi: le quote duty-free saranno limitate a 18,3 milioni di tonnellate l’anno, il 47% in meno rispetto ai livelli del 2024. Oltre quota, o per i prodotti non coperti dal sistema, scatterà un dazio del 50%, contro l’attuale 25%. Il voto è stato ampio: 606 favorevoli, 16 contrari e 39 astensioni.
La misura nasce come risposta alla sovracapacità globale, ma racconta qualcosa di più: l’Unione europea sta cercando di proteggere le filiere considerate strategiche senza rinunciare alla transizione verde e al commercio internazionale. È una linea sottile, perché difendere la siderurgia può rafforzare l’autonomia industriale europea, ma anche aumentare i costi per le imprese che usano acciaio come materia prima.








