Incontri impossibiliI negoziati sotto le bombe vanno avanti fra Washington e l’Iran e fra Israele e Libano. Le vittime in Kuwait, gli spazi e i messaggi 3 GIU 26Ultimo aggiornamento: 18:39Sono state necessarie due interviste quasi in simultanea per mostrare che fra Donald Trump e Benjamin Netanyahu la lite c’è stata, ma l’allineamento rimane. Chi abbia costruito la strategia dei messaggi da parte del presidente americano e del primo ministro israeliano non si sa, ma di fronte alla Repubblica islamica dell’Iran che continua a proclamare la propria vittoria, di fronte agli obiettivi che sfuggono, agli accordi che svaniscono, i due leader hanno confermato che combattono fianco a fianco. Trump ha detto di più: ha rivendicato che la guerra contro Teheran è sua. Per il presidente americano l’intesa con Teheran rimane questione di giorni e ha avanzato l’idea di incontrare la Guida suprema Mojtaba Khamenei.Nulla si muove, se non le dichiarazioni, e per scuotere l’immobilità si ricomincia a sparare. Teheran ha lanciato attacchi contro il Kuwait e il Bahrein e gli Stati Uniti hanno preso di mira alcune stazioni di controllo sull’isola di Qeshm. Tempo fa Trump aveva definito questi scambi di colpi “schermaglie”, ieri avevano l’aria di qualcosa di più serio: l’aeroporto del Kuwait è stato chiuso dopo che l’attacco ha causato un morto e decine di feriti. Non sempre si negozia con le armi in silenzio e lo stesso principio vale per il Libano: a Washington sono andati avanti i colloqui fra Beirut e Gerusalemme.