L'espansione dell'Intelligenza Artificiale potrebbe avere conseguenze ambientali molto più rilevanti di quanto si pensi. A lanciare l'allarme è un nuovo rapporto delle Nazioni Unite dedicato all'impatto energetico e ambientale delle tecnologie basate sull'IA, che invita governi e aziende a intervenire per garantire uno sviluppo più sostenibile del settore.
La nuova emergenzaSecondo lo studio, entro il 2030 le infrastrutture necessarie per sostenere la crescita dell'Intelligenza Artificiale potrebbero richiedere una quantità d'acqua paragonabile a quella utilizzata da circa 1,3 miliardi di persone, una cifra simile all'intera popolazione dell'Africa subsahariana. Sul fronte energetico, invece, il consumo potrebbe raggiungere i 945 terawattora all'anno, un livello estremamente elevato se confrontato con il fabbisogno di interi Paesi. Il rapporto, intitolato "Costo ambientale del consumo energetico dell'IA: impronta di carbonio, acqua e suolo", sottolinea come il dibattito sull'Intelligenza Artificiale non possa limitarsi alle sole emissioni di anidride carbonica. Gli esperti invitano infatti a considerare contemporaneamente anche il consumo di acqua necessario per raffreddare i sistemi informatici e l'utilizzo del territorio richiesto per la costruzione di infrastrutture e impianti energetici. L'obiettivo dello studioGli autori dello studio precisano che l'obiettivo non è ostacolare lo sviluppo dell'IA, tecnologia che sta già contribuendo a migliorare numerosi aspetti della vita quotidiana, ma promuovere un approccio più responsabile e consapevole. Per questo chiedono una governance internazionale capace di affrontare gli effetti collaterali della rivoluzione digitale prima che diventino difficili da gestire. Tra gli esempi citati figura il caso dell'Irlanda, dove la crescente presenza di data center ha portato queste strutture a consumare una quota significativa dell'elettricità nazionale. Lo studio richiama inoltre quanto accaduto in Uruguay, dove la realizzazione di un grande centro dati ad alto consumo idrico ha coinciso con una grave crisi idrica che ha colpito l'area di Montevideo.L'uso spropositato dell'Ia Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dalla ricerca riguarda l'utilizzo quotidiano dell'Intelligenza Artificiale. Contrariamente a quanto spesso si ritiene, la maggior parte dei consumi energetici non sarebbe legata alla fase di addestramento dei modelli, ma al loro impiego continuo da parte degli utenti. Alcune attività particolarmente complesse, come la generazione di video tramite strumenti di IA generativa, possono richiedere quantità di energia enormemente superiori rispetto alle semplici richieste testuali. Un'altra criticità riguarda la crescita dei rifiuti elettronici. Gli esperti stimano che entro la fine del decennio sarà necessario gestire milioni di tonnellate di componenti tecnologici dismessi, tra cui processori, chip e apparecchiature informatiche. Una parte significativa di questi materiali potrebbe finire nei Paesi meno sviluppati, aggravando problemi ambientali e sanitari già esistenti.Per affrontare queste sfide, il rapporto propone la creazione di un vero e proprio ecosistema di Intelligenza Artificiale responsabile. Tra i principi indicati figurano maggiore trasparenza, progettazione orientata all'efficienza energetica, equità nella distribuzione dei benefici e dei costi ambientali, oltre a una più stretta cooperazione internazionale.












